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Se la scuola diventa una moschea: femmine separate dai maschi

Scandalo in un istituto superiore di Firenze: il preside allestisce una stanza per il Ramadan. Poi divide gli studenti
di Lorenzo Cafarchiosabato 14 marzo 2026
Se la scuola diventa una moschea: femmine separate dai maschi

3' di lettura

Non una, ma bensì due aule dedicate alla preghiera degli allievi islamici, durante il Ramadan, nell’Istituto di Istruzione Superiore Sassetti-Peruzzi con sede a Firenze. Scuola pubblica che sul suo sito ci tiene, a chiare lettere, a mostrare «le parole chiave alla base del nostro modello formativo». Ovvero: «Accoglienza, inclusione, ascolto, innovazione didattica». E allora, neanche fossimo a Sarabanda, la indoviniamo con una la natura ideologica del personale scolastico dell’ente educativo toscano.

Così un paio di settimane fa, quando la notizia ha iniziato a circolare, il preside Osvaldo Di Cuffa, sulle colonne de La Nazione, aveva detto che il tutto era stato fatto «nel rispetto del pluralismo e della laicità della scuola e di tutti i culti presenti, come dice la Costituzione». Bene e all’epoca eravamo ancora fermi a una stanza destinata all’orazione. Così qualche giorno fa il sito TGRegione.it ha rilanciato. «L’ultimo capitolo della “telenovela islamica” sarebbe costituito dalla presenza di un solo spazio per la preghiera, fatto che avrebbe creato alcune incomprensioni e problematiche: sembrerebbe che siano solo i ragazzi a poter avere accesso alla preghiera, ma non le ragazze».

Allarme rosso. Profonda discriminazione. Quindi che fare? Il Sassetti-Peruzzi gioca la carta della doppia accoglienza, ma quale una stanza facciamone due. Lascia o raddoppia? Come neanche Mike Buongiorno. Così per mettere a tacere le polemiche la giocata delle due aule diventa realtà. Da una parte i maschi, dall’altra le femmine. E i precetti dell’Islam rispettati. Incongruenze. Del resto ci troviamo in un momento storico in cui le donne iraniane vengono allontanate dalle piazze.

Come nel caso dell’8 marzo, a Roma, dove le transfemministe di “Non una di meno” hanno cacciato dal corteo le iraniane che volevano ricordare le loro connazionali uccise dal regime dell’Iran. Disparità su disparità. Ai nostri taccuini il membro della VII commissione (cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati, l’esponente di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese, è sbigottito. «Parliamo di una vicenda che lascia sconcertati e che coinvolge più piani», ci dice. «Oltre a essere una scelta religiosa monocorde, non ci risulta che sia stato fatto lo stesso nell’istituto anche per altre confessioni. La “soluzione” è, se possibile, peggiore della scelta originaria perché ha creato due classi separate alimentando ulteriori divisioni». Il deputato annuncia un’interrogazione parlamentare indirizzata al ministro dell’Istruzione Valditara.

«Quella vista a Firenze è una captatio benevolentiae che offende la nostra cultura. Inoltre intensifica le divisioni e la sopraffazione sulla donna».
Il collega di partito, l’eurodeputato Francesco Torselli, usa lo stesso registro. «Prima si indignano se non vengono usati termini cacofonici come avvocata o dottora, ma pur di rinnegare la propria cultura e genuflettersi a quella altrui accettano perfino le stanze sessiste dove celebrare il Ramadan a scuola. Avrei una proposta», aggiunge, «per questi illuminati dirigenti scolastici: perché non realizzano una bella stanza arcobaleno per il prossimo Ramadan? O i “valori” lgbt valgono solo quando servono a demolire le nostre tradizioni?». Un quesito più che legittimo.
«Ci mancava solo l’apartheid islamico imposto dalle scuole pubbliche trasformate in moschee per il Ramadan.

Una sottomissione culturale all’Islam semplicemente incostituzionale». Ci dice la leghista Anna Maria Cisint, già sindaco di Monfalcone ed eurodeputata, sempre attenta alle tematiche legate all’islamizzazione. «Viene attuata una discriminazione becera contro la quale ci battiamo ogni giorno, soprattutto noi donne, e perché tutto ciò avviene senza il rispetto dell’articolo 8 della nostra Costituzione, ossia senza il raggiungimento di un’intesa tra lo Stato e le autorità islamiche». Esiste un pericolo? «Questo approccio rischia di portarci ad accettare la divisione delle classi tra ragazzi e ragazze, con insegnati solo maschi da una parte e solo donne all’altra. Si arriverà a pretendere mense esclusivamente halal e, durante il Ramadan, la chiusura delle scuole». Scelte unidirezionali che arcipelizzano sempre di più la società italiana.