Una storia di fragilità sociale, marginalità e sopravvivenza si è conclusa con un’assoluzione piena. È quella che ha visto protagonisti due coniugi sessantenni che, dopo aver perso casa e lavoro, avevano trovato rifugio all’interno della camera mortuaria del cimitero di Cella, a Reggio Emilia.
La vicenda ha avuto il suo epilogo il 17 marzo scorso, quando il giudice Michela Caputo ha pronunciato la formula "per non aver commesso il fatto", mettendo fine al procedimento per invasione di edificio pubblico a carico della coppia. Tutto era iniziato nel giugno 2023, quando alcuni cittadini avevano segnalato movimenti all’interno del cimitero di Cella. I primi controlli della Polizia locale non avevano rilevato nulla di anomalo, ma nel mese di luglio la situazione è apparsa chiara.
All’interno della camera mortuaria, gli agenti si sono trovati di fronte a una scena inaspettata: lo spazio era stato trasformato in una vera e propria abitazione di fortuna. Vestiti, prodotti per l’igiene personale, ventilatori, materassini e persino un cane testimoniavano una presenza stabile e organizzata. La donna, 63 anni, e l’uomo, 61, non hanno negato nulla. Hanno raccontato di essere finiti in quella situazione dopo aver perso il lavoro e subito uno sfratto.
La decisione di rifugiarsi nel cimitero sarebbe arrivata dopo aver trovato la porta della struttura aperta. Nel tentativo di garantirsi un minimo di sicurezza e stabilità, la coppia aveva persino cambiato la serratura, trasformando di fatto la camera mortuaria in un riparo temporaneo. La loro permanenza all’interno del cimitero non era passata inosservata e ha portato all’avvio di un procedimento penale per occupazione abusiva di edificio pubblico. Tuttavia, il tribunale ha riconosciuto l’assenza di responsabilità penale nel gesto, concludendo con un’assoluzione piena. Una decisione che chiude il caso sotto il profilo giudiziario, ma che lascia aperti interrogativi più ampi sulle condizioni sociali che possono spingere due persone a vivere in un luogo tanto insolito quanto simbolicamente forte.




