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Pietracatella, "dove è stata presa la ricina": adesso tutto torna...

lunedì 20 aprile 2026
Pietracatella, "dove è stata presa la ricina": adesso tutto torna...

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Dove è stata presa la ricina, la sostanza a cui sono risultate positive Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita? È questa la domanda su cui continuano a interrogarsi gli inquirenti, impegnati nel giallo di Pietracatella, Campobasso. A maggior ragione dopo la diffusione di un audio su Gianni Di Vita, rispettivamente marito e padre delle due vittime. Sì, perché nell'intercettazione registrata a casa delle vittime si sente una dottoressa dell'ospedale di Campobasso dare aggiornamenti sui valori dei tre ricoverati: "Ti dico quello che sto osservando: allora Di Vita ha più di 112 mila piastrine… Poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e ad anche Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata". Dunque Di Vita aveva in corso una intossicazione ma evidentemente più leggera. Forse da solo contatto? 

Ed è proprio per questo che le indagini si concentrano anche sulla possibile provenienza della sostanza. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti ci sarebbe quella di un veleno ricavato in modo artigianale dai semi della pianta del ricino. Le attività riguarderebbero ambienti diversi, dai contesti rurali e domestici fino ad ambiti a fini didattici, come scuole di agraria, dove la pianta è utilizzata per studio e laboratorio. Si tratta di accertamenti tecnici legati alla disponibilità della materia prima e non di ipotesi accusatorie. Resta centrale, sul piano scientifico, la relazione del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, attesa per chiarire la natura della sostanza individuata nei campioni biologici delle due vittime.

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Intanto sull'audio il legale di Gianni Di Vita, parte offesa allo stato attuale, Vittorino Facciolla, fa sapere che tali elementi indicano che "anche Gianni è entrato a contatto con la sostanza perché, evidentemente, se di avvelenamento si è trattato, lo stesso era un potenziale bersaglio".

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