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Il sistema-Tombolini: picchiatori, prof che evocano pistole e fondi per gli arrestati

di Massimo Sanvitomartedì 21 aprile 2026
Il sistema-Tombolini: picchiatori, prof che evocano pistole e fondi per gli arrestati

4' di lettura

Chi ruota attorno al mondo di Mattia Tombolini? Una domanda che sembra sottendere una risposta scontata – centri sociali e collettivi rossi, ovviamente – ma che in realtà nasconde una ramificazione ben strutturata e ben oliata nei suoi meccanismi. L’epicentro della galassia tomboliniana è la campagna “Free all antifas”, lanciata dopo le martellate antifasciste in quel di Budapest durante il Giorno dell’Onore che aveva raccolto centinaia di militanti di estrema destra per ricordare i soldati ungheresi e tedeschi uccisi nell’assedio della città da parte dell’Armata Rossa: era il 2023 e in quelle scorribande fu arrestata Ilaria Salis, poi scampata al processo grazie al seggio che Alleanza Verdi Sinistra le aveva gentilmente offerto; a sua volta, la Santa Patrona delle occupazioni abusive aveva poi riservato un posto nel suo staff a Tombolini. La rete che chiede “libertà per tutti gli antifascisti” è nata per diffondere “aggiornamenti sui processi che riguardano gli imputati”, far convergere “le iniziative informative e solidali”, diffondere “materiali informativi”. L’obiettivo ultimo è chiaro: raccogliere fondi per pagare le spese legali dei compagni arrestati.

Tra gli eventi di rilievo della campagna c’è stata di recentissimo (sabato a Milano, prima del blitz sotto la redazione di Libero) l’anteprima di “Antifascismo illegale”, il libro curato dallo stesso Tombolini per la sua casa editrice Momo Edizioni (uscirà venerdì), nell’ambito delle mobilitazioni contro l’evento della Lega in piazza Duomo. Al termine degli interventi, grazie a un “aperitivo benefit”, sono stati racimolati soldi utili alla causa dei militanti accusati di girare per l’Europa a spaccare teste ai nemici. Ovvero a chi non la pensa come loro e non ha il vizio di assaltare le forze dell’ordine a ogni corteo.

Il volume del fu portaborse della Salis, presentato come “un’inchiesta collettiva sulle trasformazioni in atto e su ciò che rischiamo di perdere se l’antifascismo viene cancellato dallo spazio democratico”, oltre a un poster scritto e illustrato dal sodale Zerocalcare contiene diversi contributi di studiosi, giornalisti ungheresi e avvocati. Quella sorta di zona grigia che difende e alimenta l’antagonismo militante. Tra loro Eugenio Losco, l’avvocato di Ilaria Salis durante il processo di Budapest già noto per le sue posizioni contrarie ai “decreti sicurezza”; Youri Krassoulia, legale dell’italo-albanese Rexhino Abazaj detto “Gino”, altro antifascista al centro delle violenze di piazza nella capitale ungherese; Mark Bray, storico dell’anarchismo e dell’antifascismo che quando insegnava al Dartmouth College nello stato del New Hampshire, erano gli anni della prima amministrazione Trump, a proposito degli “antifa” che agitavano le piazze americane li aveva candidamente definiti «partigiani antifascisti che sentono il dovere etico di opporsi ai neofascisti, anche con la violenza e armi da fuoco».

Parole che erano state deplorate dal presidente dell’università. Lo stesso prof, nel suo pamphlet “Antifa: an antifascist handbook” (“Antifa: un manuale antifascista”), aveva anche scritto che «se i fascisti hanno armi gli antifascisti non possono avere solo spranghe, servono pistole». E ancora: «Sono per minimizzare la violenza, ma se serve a bloccare il fascismo armato, armare gli antifascisti è opportuno ed etico». Mark Bray, sabato pomeriggio, ha applaudito la nuova fatica letteraria di Tombolini in video collegamento.

IL SOCCORSO FUORILEGGE
E poi, sempre tra le pagine di “Antifascimo illegale”, ecco la Rote Hilfe, l’associazione tedesca sempre in prima linea per “agire in caso di repressione statale contro i movimenti di sinistra”. Uno dei metodi di questo soccorso rosso è l’assistenza legale ed economica agli antifascisti di piazza perché “chiunque partecipi a manifestazioni rischia sempre di trovarsi di fronte alla polizia e alla magistratura”. Basterebbe solo non tirare sassate agli agenti e non incendiare le camionette... Appena prima di Natale, tra l’altro, due istituti bancari tedeschi hanno chiuso i conti della Rote Hilfe dopo che il Dipartimento di Stato americano aveva ufficialmente designato quattro gruppi antifascisti come “organizzazioni terroristiche globali”, tra cui “Antifa Ost”, i martellatori amici di Ilaria Salis con base in Germania.

Tombolini vanta poi legami forti coi centri sociali di mezza Italia, a partire da quelli di Roma, la sua città. Frequentava l’Alexis, all’Ostiense, poi sgomberato. E pure l’Acrobax, sempre nella stessa periferia sud, “laboratorio del precariato metropolitano, antifascista, antisessista, antirazzista” il cui motto è: “Cospirare è respirare insieme”. In qualità di militante di quei circoli, riportava Repubblica in un pezzo, era finito agli arresti domiciliari per gli scontri con la polizia del 31 ottobre del 2013 in via del Tritone, nel cuore della Capitale.

Il corteo dei movimenti per la casa voleva raggiungere la Conferenza Stato-Regioni che all’ordine del giorno aveva il tema degli sfratti. Adunata sediziosa, rapina, violenza, resistenza e lesioni aggravate a danno di pubblici ufficiali e danneggiamenti aggravati: questi furono i reati contestati a vario titolo ai 17 fermati. Il tema dell’abitare è un grande cruccio di Tombolini - non a caso ha lavorato con una delle campionesse mondiali nella disciplina delle occupazioni e infatti a livello istituzionale ha ottimi rapporti con Luca Blasi, assessore alla Casa in quota Avs (chi l’avrebbe mai detto?) nel Municipio III di Roma e da oltre un decennio orgogliosamente occupante abusivo. «Dicono che ha occupato casa. Ma ha anche dei difetti...», commentò l’editore-militante. Dalla capitale a Milano.

Qui Tombolini ha legami coi professionisti del disordine del Lambretta (già regolarizzati dal sindaco Beppe Sala) e dello Zam: insieme a loro, dietro lo striscione “Antifa”, ha sfilato sabato contro la Lega. E c’era pure a Torino, il 31 gennaio scorso, quando i guerriglieri di Askatasuna hanno messo a ferro e fuoco la città e spedito in ospedale più di cento poliziotti.