il luglio del 2025. Un barchino guadagna le rive dell’isola di Pantelleria: a bordo c’è anche tale Jabbari Charfeddine Ben Mouldi Ben Abbassi, 32 anni, cittadino tunisino. Tecnicamente un clandestino tra altri clandestini. Ma non un clandestino qualunque, come vedremo. Il questore di Trapani, per lui, firma subito un decreto di respingimento e Jabbari finisce nel Centro di permanenza per i rimpatri di Contrada Milo. Il tunisino, però, per evitare l’espulsione dall’Italia presenta domanda di protezione internazionale. «I fratelli della mia fidanzata mi hanno minacciato di morte. Se torno il Tunisia rischio la vita», è il tenore della richiesta. Viene così spedito in una casa d’accoglienza a Messina ma il suo soggiorno dura poco: una lite con alcuni connazionali fanno sì che il 32enne prenda la strada di Barcellona Pozzo di Gotto, sempre nel messinese, per sistemarsi in Centro di accoglienza straordinaria. Nel mentre, però, l’intelligence italiana comincia ad azionare i motori per delineare il profilo dell’uomo. Da tempo, infatti, l’Italia è in prima linea, a livello internazionale, per il contrasto ai flussi di immigrazione illegale e alla possibile infiltrazione di estremisti. Dall’incrocio dei dati emerge che Jabbari è un “foreign terrorist fighter”, ovvero un combattente islamista che nel 2015 era stato in Libia.
Non solo: un suo fratello, in Tunisia, è bollato dalle autorità come “soggetto pericoloso”. Finita? Per nulla. Dalle ricerche spunta un altro particolare: da quando è arrivato in Sicilia, l’uomo è molto vicino a un connazionale, sbarcato a Pantelleria insieme a lui e anch’egli segnalato dai nostri 007 come membro di un’organizzazione terroristica. Arriviamo quindi allo scorso marzo. Il tunisino in questione, pare dopo aver trascorso un periodo a Marano di Napoli, rispunta a Trapani per regolarizzare la sua posizione: il prefetto, però, gli notifica un provvedimento di espulsione. Jabbari finisce così al Cpr di Pian del Lago, a Caltanissetta. E infine, lunedì scorso (il 18 maggio), rimpatriato in Tunisia con un volo da Roma Fiumicino. È la dimostrazione plastica di come la macchina della sicurezza, in Italia, stia girando a pieno regime. Per dovere di cronaca, va ricordato che non più tardi di febbraio l’europarlamentare di Allenza Verdi Sinistra Mimmo Lucano, strenuo difensore dell’immigrazionismo di massa tanto da averne fatto un modello a Riace, era stato in visita proprio a Pian del Lago, definito come «un lager».
Lucano aveva poi così argomentato: «Nei Cpr vengono trattenute persone che non hanno commesso gravi reati penali. Non hanno fatto nulla di male. Non sono criminali. Dietro codici e numeri ci sono uomini e donne, esseri umani fuggiti da guerre che noi abbiamo causato. Abbiamo venduto le armi, alimentato conflitti, interessi economici difesi sulla loro pelle. Fuggono dalla miseria che nasce dal saccheggio delle risorse dei loro Paesi. Nessun Paese europeo è innocente. Nessuno», disse. Si è proprio visto nel caso di Jabbari Charfeddine Ben Mouldi Ben Abbassi. E chissà cosa dirà ora la sinistra, che in tempi non sospetti si pronunciava così. Maggio 2015, l’allora ministro degli esteri, Paolo Gentiloni (Pd), dichiara: «I nostri servizi di intelligence ci dicono che non ci sono informazioni di infiltrazioni terroristiche nei barconi di immigrati». Novembre 2015, l’allora premier, Matteo Renzi (Pd), dichiara: «Arrivano coi barconi gli immigrati a fare gli attentati Ma i terroristi non usano le zattere, i terroristi che vogliono entrare nel Paese non arrivano attraverso le zattere». Maggio 2016, l’allora ministro della Difesa, Roberta Pinotti (Pd), dichiara: «Mi sembra quasi impossibile che gli jihadisti utilizzino i gommoni per spostarsi: sono in grado di comprarsi un biglietto aereo». Quanti validissimi e grandissimi profeti...




