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Napoli, mangiano il miele e finiscono in ospedale: cosa c'era dentro

di Simone Di Meomercoledì 3 giugno 2026
Napoli, mangiano il miele e finiscono in ospedale: cosa c'era dentro

3' di lettura

Un cucchiaino appena, preso quasi per gioco nella stanza di una casa di Arzano, e la serata si trasforma in una corsa disperata verso il pronto soccorso. Tre ragazzi di 19, 22 e 17 anni sono arrivati la scorsa notte all’ospedale di Frattamaggiore in totale stato di alterazione a causa dell’assunzione di una sostanza acquistata verosimilmente su internet: il “miele dello sballo”. Il più piccolo del gruppo, colto da una grave crisi respiratoria sotto gli occhi dei genitori che hanno subito allertato il 118, è stato trasferito d’urgenza nel reparto rianimazione del San Paolo di Napoli.

È in prognosi riservata, in condizioni molto gravi. I due maggiorenni, sotto shock, sono stati invece già dimessi dopo le cure dei medici e l’intervento dei carabinieri della tenenza
di Arzano. I militari dell’Arma hanno sequestrato il vasetto con il composto gelatinoso dorato, consegnato direttamente dal padre del minorenne.

I primi esami hanno confermato la positività ai cannabinoidi. Il “miele dello sballo”, infatti, è un derivato resinoso ottenuto tramite l’estrazione delle infiorescenze di cannabis, capace di raggiungere concentrazioni di principio attivo superiori al 70%, circa cinque volte il potenziale della marijuana tradizionale.

Un veleno spesso confuso con il “Mad Honey”, il “miele pazzo” raccolto in Nepal da api giganti che si nutrono di rododendri, contenente graianotossine che provocano allucinazioni, svenimenti e aritmie, anch’esso venduto online come finto rimedio afrodisiaco.

La Wax, più economica e di più ampio consumo in Europa, si sta muovendo rapidamente lungo le rotte del “divertimento” by night. I primi sequestri accertati risalgono a settembre 2025 a Roma, quando i carabinieri ne trovarono un grammo insieme a hashish e contanti, seguiti a ottobre 2025 da un’operazione speculare in provincia di Bari, dove la sostanza venne intercettata insieme a una partita di cocaina. I trafficanti la promuovono sui social network con nomi accattivanti come “Dab”, “Honeycomb” o “Crumble” riducendo al minimo la percezione del rischio a fronte di prezzi di smercio molto bassi, e perciò accessibili a chiunque. I canali digitali e il dark web sono diventati il supermercato principale per le nuove droghe chimiche e di laboratorio.

È il caso dei cannabinoidi sintetici come Spice, K2 o Black Mamba: molecole modificate di continuo per aggirare i divieti di legge, spruzzate su erbe aromatiche o vendute come liquidi per sigarette elettroniche. Accanto a questi si posiziona il fenomeno emergente del protossido di azoto, il gas esilarante.

Non nasce come stupefacente, essendo un pre-anestetico usato dagli odontoiatri e un propellente industriale per le bombolette di panna spray, ma garantisce gli stessi effetti di una dose massiccia di eroina. Sul web, 50 capsule si comprano con 30 euro e i giovani hanno imparato a travasare il gas nei palloncini per inalarlo a boccate fino a consumare intere ricariche.
Gli effetti dell’abuso causano una carenza di vitamina B12 che danneggia i neuroni, portando a intorpidimento degli arti e serie difficoltà a camminare. In Italia la sostanza non è classificata come droga e il contrasto si ferma alle sanzioni amministrative, a differenza della Francia dove il ministro della Giustizia ha chiesto l’inserimento del gas nell’elenco degli stupefacenti con il sequestro dei veicoli per chi guida sotto il suo effetto.
«Siamo davanti a nuove droghe totalmente sottovalutate, ma non per questo meno pericolose», spiega Fulvio Martusciello, eurodeputato di Forza Italia e coordinatore campano del partito, sottolineando che «è un mercato su cui si muove con grande libertà la criminalità organizzata che ha trovato facilità di spaccio e di approvvigionamento a basso costo, come dimostrano le ultime operazioni di polizia». Secondo Martusciello «queste nuove droghe vanno trattate come si tratta la cocaina o l’eroina, senza farsi ingannare dalla differente percezione di pericolosità. Sono vere e proprie trappole per i nostri giovani».
Sul versante normativo interviene Severino Nappi, vice coordinatore della Lega in Campania: «La vendita online di sostanze stupefacenti va contrastata con norme severe e mirate, per colpire i trafficanti di morte e i canali digitali dello spaccio». L’obiettivo prioritario, conclude l’esponente del Carroccio, è «smantellare un sistema che si annida soprattutto nel dark web».