Se c’è una certezza in questa strada di Monza che scorre tranquilla al limitare del parco di Villa Reale, fra case basse e siepi rigogliose ferme ai fasti di un secolo fa, è l’omone alto due metri con l’accento straniero e una chioma di riccioli neri che tutti chiamano Mimmo l’egiziano. Trent’anni che è in Italia. Altrettanti che fa il custode di un palazzone posto qualche metro più in là e, quando finisce il turno, di tutto il quartiere. Siede su una seggiolina da campeggio all’angolo di via Rovani e osserva quel che accade intorno senza perdere un dettaglio. Non si muove foglia che lui non voglia. Figurarsi i furfanti. Ne ha catturati 41 negli anni, tra spacciatori, rapinatori di ville, ladruncoli, vandali in cerca di casino, delinquentelli da strapazzo che vogliono fare giornata e rompere le balle alla gente onesta. E questo gli è valso la gratitudine di tutta la città e un premio nobilissimo che gli verrà consegnato il 24 giugno all’Arengario: il Giovannino d’oro, l’equivalente del nostro Ambrogino. «Sono felice», dice candidamente, «tanti anni di fatica e sudore... quando me l’hanno detto non ho dormito la notte».
Fa un caldo moderato in questa sera che attende l’estate ma è bene premunirsi. E Mimmo - al secolo Mohamed Salah, 54 anni e un fisico da gigante - lo fa di buon grado portandosi una borsa frigo che accomoda ai suoi piedi dove ha riposto gelati, bibite fresche, spuntini vari per gli avventori della via (residenti, padroni di cani, agenti delle forze dell’ordine) che vorranno favorire.
«Preparo io, lo faccio col cuore».
Sai com’è, una chiacchiera e un panino mentre viene la notte e il quartiere si addormenta. Non è tutto lì il suo impegno. Sette giorni su sette, dopo aver staccato dal turno in portineria, mangia un boccone, inforca la bici e come un bravo poliziotto di quartiere, senza divisa e senza medaglie, va in giro per le strade a vedere che tutto funzioni. Amico della gente perbene. Nemico dei delinquenti.
In trent’anni li ha presi tutti. Immigrati che valicavano i cancelli per intrufolarsi nelle ville. Pusher che prendevano di mira le macchine parcheggiate nella via per la gita della domenica. A dicembre una banda di sudamericani prova a rapinare una villa con la scusa di consegnare dei pacchi. Lui li segue, li pressa, “che fate-dove andate-chi cercate”, mentre intanto quelli si spaventano e parte la chiamata alle forze dell’ordine. «La cosa più bella per me è avere il numero diretto di polizia e carabinieri...». Ne va fiero e ricambia la fiducia abbondantemente.
«Vedo, seguo, segnalo. Non ho paura ma cerco di non mettermi in situazioni brutte». Alcuni li atterra a mani nude e li trattiene mentre aspetta gli agenti. Altri li segue finché ha forza. Una volta ha preso la macchina e si è spinto fino a San Giuliano: strade, vicoli, semafori, poi arriva in uno spiazzo deserto e vede la banda che lo aspetta e lo punta, per fortuna sono arrivati i gendarmi. Mimmo l’egiziano che stupì persino Magalli con le sue imprese. L’uomo più buono che si conosca in zona. Ringrazia sempre il suo dio di tutto. È un musulmano perbene, contrario a qualunque fanatismo. Ha lasciato l’Egitto nell’89: 5 fratelli e una sorella, il padre morto in un incidente. Sua madre vendette la tv e un bracciale per pagargli il viaggio. E una volta arrivato a Milano, anzi a Sesto San Giovanni, fece la prima cosa che viene in mente in Italia: calciare un pallone. Il fisico da atleta c’era e pure l’esperienza da insegnante di ginnastica.
Arrivarono i risultati ma serviva un lavoro vero e in via Rovani a Monza, neanche a dirlo, mancava un custode. «C’era un pochino di diffidenza verso gli stranieri» ed era previsto un periodo di prova. Mica facile convincere i monzesi di quel palazzone vista Parco Reale che l’egiziano innamorato del pallone era anche un uomo probo e onesto. Succede però l’imprevedibile. Mimmo blocca 4 rapinatori nell’ascensore del palazzo. E i residenti impazziscono di gioia. «Vogliamo lui per sempre!». «In Egitto», dice, «non è bello che qualcuno si introduca in casa tua per rubarti il frutto del tuo sudore. E allora non puoi attraversare il mare e venire in Italia per rubare e fare vandalismi. Guai a chi tocca la mia zona e il mio condominio». Mohamed veglia su tutti: le signore con le borse della spesa, le vecchine che vanno in chiesa, i ragazzini che fanno tardi in discoteca. Una mamma gli confida: «Le mie figlie la sera sono contente solo quando vedono te in fondo alla via». E lui in cambio si prende i grazie e i sorrisi. La vita l’ha un po’ provato. La moglie si è ammalata e ha cresciuto suo figlio da solo ma adesso il ragazzo ha 24 anni ed è fiero di papà.
Su internet ci sono le foto di lui con i vicini e gli agenti. Nella versione invernale indossa il cappellino con scritto “security”. Fare il poliziotto? «Non ci ho mai pensato». Castigamatti dei delinquenti, lo chiama qualcuno. Più che altro sembra un angelo vero. Ci vorrebbe un Mimmo in ogni quartiere. Lo pensa anche lo scoiattolo Totò che affronta la notte per venire a rubare dalla sua mano (a lui è concesso) due ghiande e una spagnoletta. «Delinquentello...», ride il custode. Bene, anche stanotte è andata, tra ronde, chiacchiere e un gelato. Senza furti, senza intrusi, senza paura. Tanto in giro c’è Mimmo l’egiziano.




