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Report, Roberto Rigoli: "Accusato di corruzione, vita rovinata". Il medico a cui Ranucci non ha mai chiesto scusa

di Alessandro Gonzatomartedì 8 settembre 2026
Report, Roberto Rigoli: "Accusato di corruzione, vita rovinata". Il medico a cui Ranucci non ha mai chiesto scusa

4' di lettura

«Quando mia mamma, che ha 99 anni ed è in splendida forma, ha saputo che Ranucci faceva un comizio ad Asiago, dov’è nata e cresciuta, si è agitata. È stato come se casa sua venisse violata. Io pur controvoglia sono andato a sentire cosa diceva. Ha terminato l’esibizione dicendo “Noi di Report raccontiamo sempre la verità”. Non ce l’ho più fatta, mi sono alzato e l’ho contestato ricordandogli il mio caso. Non sono un provocatore, non avevo programmato niente, ma non potevo restare in silenzio».

Roberto Rigoli, 69 anni, prima di finire nel tritacarne mediatico-giudiziario era coordinatore delle microbiologie del Veneto e vicepresidente nazionale dei microbiologi clinici. È stata una delle figure di riferimento durante la pandemia. «Sono entrato la prima volta in un reparto di microbiologia a 8 anni, mi ha portato mio papà, uno dei fondatori della microbiologia in Italia. Mi rattrista molto che sia morto prima di sapere che ero stato assolto da ogni accusa».

Rigoli è stato indagato per corruzione, il primo dei capi d’accusa a cadere. Poi per depistaggio e falso ideologico, cadute anche queste: “Il fatto non sussiste”, articolo 530 del codice di procedura penale. «Report mi ha sbattuto in tivù il 2 gennaio 2023. Otto giorni dopo, il 10 gennaio, ci sarebbe stata l’udienza in cui il giudice doveva decidere sul mio rinvio a giudizio: ma come faceva quel giudice, visto il terremoto scatenato dalla trasmissione, a valutare serenamente?».

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ACCUSE
Report ha attribuito a Rigoli un ruolo di primo piano nell’acquisto di ingenti forniture di “tamponi rapidi” dall’azienda statunitense Abbott, appalti milionari sulla base di una certificazione ritenuta mancante. «Ma quei kit», spiega Rigoli, «erano già marchiati e certificati Ce/Ivdm, dunque verificati dagli enti preposti e regolarmente in commercio». Report ha inoltre ipotizzato che quei tamponi, dunque la scelta di Rigoli, abbiano influito sull’incremento dei decessi, «cosa che peraltro non è scritta in nessuna pubblicazione scientifica al mondo. Persino il professor Crisanti, nell’articolo definitivo pubblicato su Nature, non riporta questa correlazione». Crisanti successivamente è diventato senatore del Pd.

«Ho speso 90mila euro per difendermi», ci dice Rigoli, «sono tantissimi, fortunatamente con l’aiuto della mia famiglia li ho trovati, ma se al posto mio ci fosse stato un giovane medico? Certo, se vieni assolto poi l’azienda sanitaria te li ridà, però ci vogliono anni, devi anticiparli, e comunque ancora non mi sono arrivati». Il dottore ricorda com’è finito in quest’inferno: «Sul settimanale L’Espresso è uscito un articolo dal titolo “Tamponi e milioni”. Oltre a me hanno messo in mezzo l’allora governatore Zaia. Il teorema, in sostanza, era che io fossi in combutta, diciamo così, con un mio vecchio compagno di liceo – parliamo degli anni ’70 – che poi ha affittato un capannone alla Abbott. Sa che l’autore dell’articolo dell’Espresso, Tornago, è stato uno degli autori del servizio di Report?». Rigoli, dicevamo, all’inizio è stato indagato per corruzione. Successivamente, con un comunicato stampa, la procura ha fatto sapere che l’accusa era decaduta.

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TRIBUNALE
«Poi è arrivato il falso ideologico, che riguardava la mancata prova di quei kit che invece non andavano provati: pensi che sono stato scagionato dagli stessi testimoni portati in tribunale dall’accusa». Rigoli non ha perso solo, si fa per dire, i 90mila euro. «Vista la situazione ho deciso di dare le dimissioni, separarmi dalla microbiologia, il mio grande amore. Ho voluto liberare tutti da un peso, è stata durissima, e voglio ricordare i colleghi e sindaci del territorio che mi sono stati vicini, amministratori di entrambi gli schieramenti».

Torniamo dove abbiamo iniziato, allo scorso 20 agosto, ad Asiago, quando Rigoli ha contestato pubblicamente Ranucci, il quale, al solito, dal palco ha pontificato: «Io sono Rigoli. Se lei ammette qui davanti a tutti quell’errore sono felice. È bene dire che è stato colpito un innocente e questo lei lo sa». Ranucci ha ribattuto: «Noi abbiamo cercato di raccontare un fatto, in quel momento era sotto inchiesta». Di nuovo Rigoli: «Ma sono innocente o no?». «Secondo la magistratura sì», ha replicato Sigfrido. «E secondo lei?». «Se lo dice la magistratura secondo me è innocente, però lei capisce che io non sono indagato ma sono quello che s’è messo la bomba da solo?».

Rigoli – torniamo alla nostra conversazione – ci riferisce che «sul sito di Report sono state pubblicate poche righe per dire che sono stato assolto. Anzi», aggiunge amaramente, «per dire che secondo la magistratura sono innocente». Rigoli ha querelato Report per diffamazione aggravata e Ranucci è stato rinviato a giudizio. «Intanto ho scritto un libro in cui faccio altri nomi e cognomi e scoperchio tutto», si congeda il dottore. «Però prima devo avere il via libera dai miei avvocati».

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