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Fede e marketing

A Palermo la Curia ha unito comunione e cresima mandando in crisi il business milionario delle cerimonie. Ed è rivolta
di Lucia Espositogiovedì 24 settembre 2026
Fede e marketing

1' di lettura

A Palermo la Curia ha unito comunione e cresima. Due sacramenti in uno che, tradotto dalla teologia all’economia, significa incassi dimezzati.

Nel rosario delle doléances dei commercianti pesano perdite per oltre venti milioni di euro. Dietro ogni comunione ci sono banchetti faraonici in media per cento persone, ristoratori, pasticcieri, fioristi, centinaia di bomboniere, quintali di confetti, servizi video e fotografici (anche con droni) che spesso prevedono riprese dalla vigilia del giorno di festa fino all’indomani e poi abiti sfarzosi (cambiati più volte durante la festa), party manager, event planner e venditori di regali.

Per intenderci: in tutto il Sud molte famiglie accendono mutui per far fronte ai costi del sacramento, altre si affidano alla Provvidenza. I negozianti palermitani protestano, la Chiesa non arretra. Il sindaco Lagalla ha tentato una conciliazione tra commercio e fede. Per ora è tregua.

Nel Vangelo Gesù, in un moto di rabbia, rovescia i banchi dei mercanti nel tempio di Gerusalemme e li caccia via. A Palermo i venditori sperano in una miracolosa retromarcia. Nel frattempo, qualche famiglia, ha già acceso un cero.