«Sono un umile sindaco, non ho i poteri del ministero dell’Interno». Stefano Soldan è il primo cittadino di Pieve di Soligo, comune di 11.452 anime, «certificate perché per un bando ho dovuto far verificare in questi giorni», in provincia di Treviso. L’aggancio per l’approdo nel Triveneto ci arriva da un singolare e curioso fatto che ha visto protagonista l’amministrazione comunale locale. In buona sostanza Soldan ha convinto un marocchino, di oltre 60 anni, e “residente” nella zona da una dozzina d’anni, ma senza più regolare permesso di soggiorno - ormai da tempo - a tornare in Marocco. Un esempio di remigrazione in salsa trevigiana. «Sono 12 anni che amministro la comunità e l’uomo andava e veniva. Diciamo anche con qualche precedente oramai alle spalle. Così abbiamo fatto tutti i dovuti percorsi di verifica, della fedina penale e dei documenti, per vedere se era possibile rimpatriarlo».
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Ieri, venerdì 18 settembre, Isabella Marsilio è stata accoltellata a scuola da un suo alunno. Un fatto ver...Il primo cittadino vuole essere chiaro. «Che sia marocchino, thailandese, italiano non importa. Per me sono tutti uguali». Ma aggiunge. «Se in 12 anni non hai trovato lavoro in un territorio in cui se cerchi lavoro lo trovi domani mattina, qualcosa non torna». L’interesse giornalistico ci fa approdare a questa particolare vicenda di remigrazione, pardon rimpatrio. «Venerdì scorso è venuto in comune a chiedermi un’abitazione. Gli ho detto: “La casa non te la do”. Allora lui ha rilanciato: “Se mi dai un biglietto torno a Rabat”. Così gli ho detto di venire lunedì in ufficio». Poi? «Mi ero anche dimenticato, ma lunedì mattina era davanti al municipio. Mi ha chiesto il biglietto aereo». Allora? «Abbiamo dovuto avviare le procedure coi carabinieri e con gli uffici comunali. In questo modo abbiamo appurato che mercoledì alle 18 poteva partire da Venezia verso il Marocco». L’aiuto decisivo da parte di Mohammed Hammouch. Ma chi è? «È mio assessore, presidente dei Giovani italo-marocchini. Uno degli unici tre italiani invitati al compleanno del Re del Marocco. Ha tradotto tutti i documenti, in arabo, e ci ha permesso di dialogare al meglio con il 60enne».
IL VOLO
Quindi è arrivato mercoledì 30 settembre. «Lui è arrivato al mattino. Lo abbiamo portato ai servizi sociali che gli hanno permesso di fare una doccia, alcuni imprenditori locali gli hanno regalato dei vestiti e io gli ho pagato un toast e una coca». Poi i vigili urbani lo hanno preso in carico. «Non si scherza con lo Stato tutto deve essere fatto secondo regole, ma l’uomo è sempre stato collaborativo e voglioso di tornare in Marocco». Il sindaco ci racconta qualcosa in più della “trattativa”. «Gli ho detto: “Te sei mona”. Mi spiego ora arriva il freddo e lui viveva di espedienti, in strada, tornando in Marocco può fare il traduttore. Lì non è come ci immaginiamo, c’è turismo non solo cammelli. Qui avrebbe continuato una vita di miseria, se non hai un curriculum ed entri ed esci di galera è difficile lavorare. Devo dire che tutto si è risolto con un dialogo profondo tra me e lui». Quello che vogliono sapere tutti è in soldoni quanto è costato il transfert. «Circa 250 euro. 172 euro il biglietto aereo, 50 euro il treno e il resto l’ho messo io. Così facendo abbiamo risolto i problemi della comunità. Ho scoperto ieri che andava dal parroco, tutti i giorni, a chiedergli 10 euro. Ma abbiamo tutelato, con questo accordo bonario, anche la sua dignità». Poi un segnale per i colleghi. «Siamo 8mila sindaci in Italia se facessimo, laddove possibile, questa pratica una volta a settimana avremmo 8mila problemi in meno ogni sette giorni». Stefano Soldan e il pragmatismo. Segretario provinciale dell’Udc ha applicato la sua personalissima ricetta. «La mia», ci lascia prima di tornare alle attività che tutti i giorni mettono alla prova gli amministratori, «non è una presa di posizione politica». Eppure la soluzione remigrazionista è arrivata.




