Le parole di Alberto Stasi e di suo padre Nicola, registrate durante le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, tornano al centro dell’attenzione dopo essere state trasmesse nel corso di Quarta Repubblica. Nei dialoghi intercettati emerge soprattutto lo stato d’animo della famiglia Stasi davanti a un’inchiesta che, in quel momento, sembrava assumere contorni sempre più difficili. «La nostra speranza è che trovino subito qualcosa su questa indagine, tutti questi reperti che hanno lì a Parma», dice Alberto al padre. Nicola cerca di rassicurarlo, invitandolo a non lasciarsi sopraffare dalla situazione: «Devi cercare di tirarti su, altrimenti non puoi rimanere giù Alberto». Il padre prova a trasmettergli fiducia, sottolineando che le indagini non sono ancora concluse e che gli accertamenti sui reperti potrebbero ancora fornire elementi utili. Nel dialogo emerge però anche la consapevolezza di Alberto della posizione particolarmente delicata in cui si trova. «È possibile che sia tutto solo contro di noi? Non credo», afferma. Poi ricorda una circostanza destinata ad avere un peso enorme nella vicenda: «L’ho vista per ultimo io, l’ho trovata io, ero a casa da solo». Alberto ribadisce quindi la propria innocenza, ma contemporaneamente manifesta il timore che, in assenza di altri riscontri, possa essere chiamato a rispondere dell’omicidio: «Sono innocente, quello non lo metto in dubbio, però voglio dire non abbiamo ancora i riscontri».
Il riferimento è agli accertamenti che gli investigatori stavano effettuando sui reperti. «Siccome c’è il dubbio, se non trovano nient’altro, vado a processo io», afferma Stasi, mostrando di percepire la possibilità che l’assenza di nuovi elementi potesse comunque non essere sufficiente a escludere i sospetti nei suoi confronti. È proprio su questo punto che interviene ancora Nicola. «Non hanno scoperto tutto. Non hanno finito le indagini. Ci vuole il suo tempo Alberto», dice il padre, invitandolo ad aspettare l’esito degli accertamenti. Nel corso della conversazione, però, Nicola non nasconde nemmeno la difficoltà della situazione. «Se poi c’è da difendersi c’è da spendere. C’è da tribolare» Il padre cerca quindi di spostare l'attenzione dalla paura all'attesa degli esiti investigativi: «Aspettiamo per piacere, aspettiamo. Ma non bisogna solo aspettare il peggio. Bisogna avere un po’ di fiducia. Bisogna essere un po’ ottimisti».
La conversazione restituisce così il clima di forte tensione vissuto dalla famiglia Stasi durante una fase delicatissima dell’inchiesta, da una parte c’è la convinzione di Alberto della propria innocenza; dall’altra, la consapevolezza che gli investigatori stanno ancora esaminando reperti e che il quadro potrebbe cambiare sulla base dei risultati delle analisi. «Fino adesso è tutto contro di noi», osserva Alberto. Una frase alla quale il padre contrappone una prospettiva diversa: le indagini non sono ancora terminate e, se necessario, ci sarà da affrontare una lunga battaglia giudiziaria. «Faremo fatica, faremo fatica, ma non hai fatto niente. Spenderemo un sacco di soldi, ma non abbiamo fatto niente. Ed è dimostrare così», conclude Nicola.




