La famiglia ha già presentato denuncia. Ma non è tanto questo (per carità, ha fatto benissimo: è un suo diritto e dovrebbe anche essere un punto fermo per tutti gli altri, perché oramai, questo genere di faccende è all’ordine del giorno e sarebbe il caso di darci un taglio), è più quel che è successo prima: un prof di 62 anni, un istituto di provincia, le minacce in classe da uno studente che manco è maggiorenne, la paura che si fa sempre più fitta, d’altronde i giornali li leggiamo tutti, le notizie circolano e di precedenti (pure finiti male) ce ne sono purtroppo a bizzeffe, e l’insegnante che s’accascia per terra in prenda a un malore. Adesso è ricoverato in terapia intensiva.
L’AGGRESSIONE
E dire che poteva essere rubricata, all’inizio, come una cosa da niente. Prendi questo ragazzo di diciassette anni che mangia durante la lezione: non si fa, è da maleducati, che fine ha fatto il rispetto per la scuola? Perciò Fabrizio Frezza, di professione docente di Enogastronimia all’istituto Crocetti-Cerulli di Giulianova, nel Teramano, gli chiede gentilmente di uscire. Neanche lo affronta direttamente o gli paventa l’eventualità di una nota sul registro (una volta bastava quella, anzi ne bastava il monito). Potrebbe finire qui. Invece l’adolescente si “ribella”. Un giovedì di ottobre, in orario scolastico, come se fosse normalissimo, si avvicina alla cattedra con fare intimidatorio e (si racconterà dopo) con un atteggiamento aggressivo.
Gli insulti, le minacce, a un certo punto l’alunno mima addirittura il gesto di riempire il professore di pugni (e tanto per chiarire l’antifona ne sferra uno vero, fortunatamente solo alla porta della classe). Se non intervenisse il collaboratore scolastico che sente il trambusto e riporta la calma allontanando il minore, vai a sapere cosa potrebbe succedere. Succede, tuttavia, e questo per certo, che immediatamente dopo, il prof Frezza sente un dolore forte, fortissimo, salirgli prima dal petto e poi dalla schiena. Si siede, non ha le forze per fare nient’altro.
Parte l’allarme, viene chiamato il 118, un’ambulanza arriva all’istituto e i paramedici che lo soccorrono non hanno dubbi: ciò che è in corsoè un infarto. Corsa fino all’ospedale di Giulianova e ricovero immediato. «Quello che è successo a mio marito è una vergogna assoluta», dice adesso Viola De Giorgis (la moglie di Frezza) al quotidiano locale IlCentro, «non è stata una ragazzata né un’esagerazione. È stato aggredito mentre svolgeva il suo dovere, aggredito da un alunno che da tempo mostrava comportamenti aggressivi, un linguaggio irrispettoso e una totale mancanza di educazione. Nessuno ha fatto abbastanza per fermarlo prima che arrivasse a questo punto. Avrei potuto rimanere vedova per colpa di un giovane che non accetta un richiamo. È inaccettabile, disgustoso. È una ferita che non si cancella».
Molto altro da aggiungere non c’è: la rabbia di De Giorgis è comprensibile e sì, va bene che pare il ragazzino si sia scusato quantomeno con la preside, va bene che l’irreparabile non è avvenuto, ma questa è una consolazione che vale a metà. Sono tante, sono troppe le situazioni che degenerano davanti a una lavagna.
I NUMERI DEL FENOMENO
A luglio, l’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha pubblicato i dati di Espad Italia, una rilevazione europea sui comportamenti degli adolescenti, raccolti nel 2025 e la fotografia che ne esce è impietosa. Il 43,4% degli studenti fra i quindici e i diciannove anni (ossia una platea che supera abbondantemente il milione di ragazzi) dichiara infatti di aver agito o subìto almeno un comportamento violento; oltre 350mila (il 14,2%) parla persino di due o più episodi; gli studenti che ammettono di aver colpito un insegnante sono triplicati in appena sette anni (erano l’1,2% nel 2018 e sono diventati il 3,6% l’anno scorso); più o meno come quelli che dichiarano di aver minacciato qualcuno con un’arma per portargli via qualcosa (percentuale passata dall’1,4% di sette anni fa al 3,5% odierno); un ragazzino su dieci (l”11,8%) ha infine assistito a scene di violenza filmate col telefono, anche questo p un numero che rispetto al 2018 è raddoppiato.




