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Ricina, il suocero contro Gianni di Vita: "Mia figlia doveva cantargliele prima"

giovedì 8 ottobre 2026
Ricina, il suocero contro Gianni di Vita: "Mia figlia doveva cantargliele prima"

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"Stiamo raccogliendo tutti gli elementi di rilievo su tutte le piste possibili. Quella della accidentalità è, francamente, la più improbabile". Su questo la procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, titolare dell'inchiesta sulla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, sembra non avere dubbi. E mentre il giallo sembra sempre più vicino alla soluzione, Salvatore Di Ielsi dice la sua. L'uomo, padre di Antonella e nonno di Sara, svela qualcosa in più ai microfoni di Dentro la Notizia su Canale 5. 

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"Perché è successo? Magari per una schifezza - afferma in riferimento a Gianni Di Vita rispettivamente marito e padre delle vittime -. Per una donna si deve arrivare a questo?". E ancora: "La moglie avrebbe dovuto cantargliele, per quello che ho saputo io, da parecchi anni a lui". "Io da principio mi facevo un pensiero - conclude poi -. Non è possibile che abbia fatto tutto da solo, sapendo quello che c'era intorno, però è stato coinvolto perché io a lui l'ho chiamato il 'bravo fesso', cioè è bravo ma è pure fesso. Poi, voi lo sapete, siamo uomini".

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In ogni caso il fascicolo aperto all'inizio di aprile dalla Procura di Larino resta per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, a carico di ignoti. Al momento non risultano persone indagate come possibili responsabili delle due morti.