«Fuori, fuori». Per far uscire quell’uomo dal portone, gli agenti hanno dovuto aspettare un bel po’: non che lui facesse resistenza, piuttosto in strada si era riunita una folla di un centinaio di persone che ha pure bloccato per qualche ora la statale. Marsala, Sicilia, metà ottobre 2026. In quel trambusto persino un’ambulanza che era diretta all’ospedale ha fatto fatica a passare. Solo dopo diversi momenti di tensione (e il pericolo, più che reale, di un linciaggio fisico) due pattuglie sono riuscite a scortare in commissariato quel signore che, chi lo stava reclamando, era convinto fosse un topo d’appartamento. Assieme a lui, per il sospetto di una serie di furti, è stata fermata anche una donna.
GLI ALTRI EPISODI
E non è stato nemmeno il primo episodio. Qualche giorno prima, nella stessa città, un altro presunto svaligiatore era stato inseguito in automobile da un paio di cittadini e picchiato. Il suo furgoncino, in quell’occasione, è stato dato alle fiamme. Marsala, del resto, non è manco un caso isolato: è semmai l’ultimo anello di una catena che si allunga da mesi. Esasperati, innervositi, frustrati: oramai la questione casa non è più solo il sogno del mattone, è il sacrosanto diritto a voler star tranquilli quando si chiude la porta d’ingresso. Ma come fai se, in un anno, di furti se ne contano più di 142mila, che magari sono meno di quelli del periodo precedente, ma fan sempre 389 colpi al mese, sedici ogni ora e uno ogni quattro minuti?
Poi si dice (giustamente) che la sicurezza non si improvvisa e per garantirla ci sono le forze dell’ordine: è verissimo, vediamo di dircelo chiaro, chi si improvvisa giustiziere-della-notte spesso si mette in pericolo due volte, però l’altra faccia della medaglia è che il fenomeno c’è, non è solo “percezione”, è paura e sdegno, e forse riversarsi nelle vie arrabbiati e spazientiti non ne è la soluzione, ma rappresenta un campanello d’allarme che sarebbe meglio ascoltare. Per esempio: a fine settembre, a Col Lonc, una frazioncina in provincia di Treviso, tutti i residenti del borgo sono usciti di casa quando una signora ha urlato per aver visto due ladri che si aggiravano sotto la sua finestra e, torce e cellulari, hanno battuto la zona fino a mezzanotte. Oppure: a maggio, a Merine di Lizzanello, nel Leccese, due uomini si sono barricati dentro una casa e ci sono rimasti per ore mentre fuori la gente si ammassava e aumentava tanto che qualcuno è arrivato a urlare in faccia ai carabinieri, «lasciateli a noi» (di agenti ne sono serviti parecchi per organizzare un cordone attorno all’edificio). O ancora: a luglio, ad Ari, che è un paesino del Teatino, un 48enne è stato aggredito da cinque persone armate di spranghe che lo hanno colpito alla testa, alle gambe e alle braccia, lui ha rimediato venti giorni di prognosi, loro lo hanno accusato di essere un ladro (ma solo perché aveva dei precedenti).
Microchip nei documenti, ladri e truffatori li rubano. E i complottisti li temono
È che forse la faccenda ci sta un tantinello sfuggendo di mano. Guardala lì, ce l’abbiamo tutti o qu...Che cosa sta succedendo? Ché queste sono vicende spontanee, alle volte eccessive ma figlie della stizza di chi non si sente al sicuro a casa sua, non organizzate e men che meno strutturate: però ci sono ancora tanti Comuni nei quali di stare con le mani in mano non ne ha voglia nessuno e dove quartieri interi e contrade fan quel che possono per mantenere tranquilla la propria vita notturna. Al netto di chi politicamente cerca di cavalcare la questione: Mondovì, Monfalcone, Subbiano, Busto Arsizio, Terni (dove, per altro, su undici volontari, in un anno, si contano undici segnalazioni). Non chiamiamole “ronde” ma “controlli di vicinato”, il punto di fonda resta.
I CONTROLLI DI VICINATO
Resta nel senso che le “ronde” sono state ufficialmente introdotte dalla legge numero 94 del 2009 e non sono la “caccia all’uomo” di periferia. Possono farle osservatori volontari, non devono mai essere armate, si devono limitare a segnalare alle forze dell’ordine possibili situazioni in cui intervenire. Motivo per cui il “controllo di vicinato” funziona praticamente (ossia nella pratica concreta) assai di più e ha già interessato circa 300 territori.




