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Piemonte, scandalo in provincia: le foto nuda della moglie a 60 uomini

lunedì 19 ottobre 2026
Piemonte, scandalo in provincia: le foto nuda della moglie a 60 uomini

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Quelle foto (e pure quei filmati) della ex nuda li ha condivisi per dodici anni in diversi gruppi sui social network e a una platea di circa sessanta uomini: oggi, un operaio 55enne piemontese, ha appena patteggiato due anni di reclusione per le accuse di reverenge porn e di maltrattamenti. Anche perché lei, l’allora compagna, della sua attività “digitale” non sapeva nulla: un (brutto) giorno, sbirciando il cellulare dell’uomo, si è ritrovata lì, in atteggiamenti intimi, in quelle che dovevano restare immagini private, che mica sono un crimine perché nell’ambito delle proprie quattro mura ognuno fa quel che gli va, che però lo diventano se non c’è consenso o se vengono inviate senza che l’altro lo sappia, alla mercé di chiunque su Facebook e su Telegram, in parte racimolate pure con l’inganno.

Di quegli scatti la donna sapeva molto poco (alcuni li aveva condivisi lei stessa al compagno su richiesta di lui, altri erano stati realizzati a sua insaputa): è andata dai carabinieri, si è fatta accompagnare da un’amica fidata, agli agenti dell’Arma ha raccontato tutto, «c’ero io, nuda, decine di foto», fate qualcosa.

E così è venuto fuori tutto, le forze dell’ordine hanno scoperto i profili falsi del 55enne, gli altri utenti della rete che commentavano (alle volte anche offendendo) e condividevano: una sessantina di persone, tra di loro alcuni conoscenti della coppia perché abitavano nello stesso paese di provincia.

L’operaio ora ha una pena sospesa perché subordinata a un percorso dedicato a uomini maltrattanti (ha già versato alla ex compagna un risarcimento di 5mila euro). Al momento vive con un’altra donna (però nello stesso Comune) e, nel corso dell’interrogatorio con gli inquirenti, ha ridimensionato i fatti che gli venivano contestati facendo ammissioni parziali. La compagna, invece, teme di essere riconosciuta per le vie del borgo e sta valutando l’ipotesi di trasferirsi altrove: «I danni subiti sono incalcolabili e gravi», spiega la sua avvocata Silvia Bregliano, aggiungendo che per quantificarli in maniera corretta sarà necessario avviare un giudizio civile.