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Il guru Casaleggio impone al M5S i suoi badanti: ex dipietristi, ecco chi sono

Facci visto da Vasinca

Il ritratto dei "commissari" Daniele Martinelli e Claudio Messora. Dovranno vigilare sui parlamentari pur non essendo stati eletti in Parlamento

Andrea Tempestini
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di Filippo Facci Libertà e 5 Stelle, aggiornamenti. Ieri i grillini della Camera hanno indetto una conferenza stampa che non ha previsto le domande dei giornalisti. La capogruppo Roberta Lombardi aveva appena finito di dire che  «i cittadini hanno fame di trasparenza» dopodiché «grazie di essere venuti», ha detto. In compenso c'è stata una diretta streaming, che da quelle parti c'è o non c'è secondo lo psicodramma che rischia di immortalare. Ieri hanno esordito anche i due commissari per la comunicazione, nominati in fretta e furia dopo il «casino» e i «passi malfermi» (definizione loro) registrati in precedenza: una decina di franchi tiratori, una riunione-rissa con urla e lacrime, un autodenunciato, una scomunica dall'altissimo, uno scontro tra capigruppo e vari incidenti che la stampa ha osato segnalare. I due commissari si chiamano Daniele Martinelli (Camera) e Claudio Messora (Senato) e notare che entrambi, da «responsabili del team di comunicazione», sono stati nominati da Casaleggio e non conoscono neppure Grillo, a parte Messora che l'ha incrociato una sera a teatro. Notare, pure, che i due in sostanza devono «armonizzare» le posizioni dei parlamentari ma non sono parlamentari, questo in uno scenario in cui Grillo e Casaleggio vogliono comandare i parlamentari ma senza essere parlamentari: in tal senso, com'è pure noto, si sono spinti a contestare l'articolo 67 della Costituzione e la libertà di voto degli eletti, il tutto in implicita contestazione della democrazia «rappresentativa» a cui prediligono quella «diretta».     Veniamo ai commissari, anzi responsabili della comunicazione, anzi mediatori, anzi coordinatori, anzi consulenti, anzi tutori, anzi badanti, anzi altre definizioni per celare che in pratica devono badare ai parlamentari grillini che stanno facendo un casino dietro l'altro. Colpisce anzitutto una cosa: che abbiano lavorato entrambi per Di Pietro (e passi) ma soprattutto che siano stati nominati per istruire gli inesperti nonostante non siano esperti per niente, con rispetto parlando. Non, almeno, secondo i canoni classici: ma è già stato chiarito che i due privilegeranno internet e quindi la comunicazione diretta cara a Casaleggio e Grillo, scritti in ordine d'importanza.  Daniele Martinelli, già oratore al primo V-Day, è un cristone bergamasco di 1 e 90 con il quale lo scrivente ha rischiato molto seriamente di venire alle mani nel corso di una festosa trasmissione domenicale su Canale5. Già candidato con Di Pietro alle Regionali, ex inviato unico del blog di Grillo, è tipicamente aggressivo ma ha lo sguardo traditore della brava persona, condizione che tra gli squali di Montecitorio potrebbe penalizzarlo. Gli spetta un compito difficile: sia perché dovrà trasferirsi a Roma e il Movimento non gli ha dato una lira (tipicamente) sia perché gli spetta un ruolo difficile come ha preannunciato con quest'uscita fatta ieri sera a Skytg24: «Ho dei seri dubbi che verrà votato un candidato non accordato, in futuro». Claudio Messora è più smaliziato - o lo sembra - e da anni cerca d'infilarsi dove può. Come Martinelli ha cercato di proporre reporting giornalistici alternativi (in Abruzzo dopo il terremoto, per esempio) ed è un altro personaggio ideale per interpretare le pulsioni web che partano dal basso e insomma dal famigerato popolo della rete. Un mobilitatore, diciamo. Durante la campagna elettorale per le comunali di Milano, nello smascherare qualche trucchetto informatico dello staff di Letizia Moratti, disse: «Questi credono che internet funzioni come Montecitorio». Ecco: ora si trova nella condizione diametralmente opposta. Forse pensa che Montecitorio, o un Paese intero, possa funzionare ed essere governato come internet.       

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