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Il Nobel per la pace a 3 donne: c'è quella che stroncò Weah

La giuria di Stoccolma assegna i premi alla prima capo di Stato africana, a una pacifista e al simbolo yementa della Primavera araba

Andrea Tempestini
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La prima donna africana capo di Stato, la pacifista che ha sfidato i 'signori della guerra' liberiani e l'attivista simbolo della Primavera araba: il Nobel per la Pace 2011 si è tinto di rosa con tre donne insiginite del prestigioso premio. Si tratta della presidente liberiana Ellen Johnson-Sirleaf, la connazionale pacifista Leymah Gbowee e il 'voltò della rivolta yemenita, Tawakkul Karman. La Commissione di Oslo ha scelto di premiarle per "la loro battaglia non violenta per la sicurezza delle donne e per i diritti delle donne alla piena partecipazione all'impegno per la costruzione della pace". La donna che sconfisse Weah - "Non è possibile conquistare la democrazia e una pace duratura senza che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini nel contribuire allo sviluppo a tutti in livelli della società", ha affermato il presidente della Commissione, Thorbjoern Jagland. La decisione - al contrario di quanto avvenuto il giorno precedente con il Nobel per la Letteratura - era largamente attesa: molti esperti avevano predetto che la Primavera Araba sarebbe stato il tema favorito di quest'anno; analogamente le protagoniste della battaglia femminile per la pace e le pari opportunità in Africa erano indicate fra le 'papabili'. In particolare molti attendevano un tributo alla 'pionierà Ellen Johnson-Sirleaf, divenuta nel 2005 prima donna eletta alla guida di uno Stato africano, la Liberia, dopo aver battuto l'ex idolo del Milan, George Weah. Temperamento battagliero, tanto da essere ribattezzata la Lady di Ferro liberiana, madre di quattro figli e nonna di sei nipoti, la sua scalata nella stanza dei bottoni ha spalancato le porte all'impegno femminile nel Continente Nero, spingendo moltissime altre donne a candidarsi alle elezioni. Economista formatasi a Harvard, ex ministro delle Finanze, appena arrivata alla presidenza, dopo 14 anni di guerra civile, ha dichiarato una lotta senza quartiere alla piaga della corruzione. La Comissione l'ha premiata per aver "contribuito a pacificare la Liberia, promuovendo lo sviluppo economico e sociale e rafforzando la posizione delle donne". Un ricoscimento che giunge a pochi giorni dalle presidenziali liberiane, per cui la 'Thatcher africanà corre per un secondo mandato. Una storia di pace - Meno scontato, invece, il premio per la compatriota Leymah Gbowee, attivista che si è battuta, insieme a molte altre donne, a favore della pace. "Questa non è una tradizionale storia di guerra", aveva scritto nella sua autobiografia, il cui titolo è davvero significativo: Mighty be our powers: how sisterhood, prayer and sex changed a Nation at war (Grandi siano i nostri poteri: come la sorellanza, la preghiera e il sesso hanno cambiato un Paese in guerra). E' la storia di "un esercito di donne" e di come "abbiamo trovato la limpidezza morale, la perseveranza e il coraggio di alzare le nostre voci contro la guerra e riportare la sicurezza nella nostra terra", spiega nel volume la rossa avvocatessa, che non ha esitato a indire nel 2002 uno sciopero del sesso - a cui presero parte cristiane e musulmane - che costrinse l'allora presidente Charles Taylor ad ammettere il suo movimento 'rosa' al tavolo dei negoziati di pace in Ghana.   Il volto della Primavera araba - Infine il tributo al volto della protesta in Yemen, l'attivista Tawakkul Karman, che ha dedicato il premio a "tutti gli attivisti della Primavera araba" e lo ha definito un vittoria della "rivoluzione yemenita e del suo carattere pacifico. E' il riconoscimento, da parte della comunità internazionale, della nostra rivoluzione e della sua inevitabile vittoria", ha aggiunto. Molti esperti avevano predetto un omaggio alle protagoniste della Primavera araba ma i nomi più gettonati erano quelli dell'egiziana Esraa Abdel Fattah e della blogger tunisina Lina Ben Mhenni. Ma la Commissione di Oslo ha preferito premiare - inviando un evidente messaggio politico - una delle icone di una rivolta ancora in corso (i morti in Yemen crescono ogni giorno e il presidente Ali Abdullah Saleh è ancora al potere). Madre di tre figli e giornalista, Tawakkul ha trascorso mesi nella Piazza del Cambiamento di Sanaa, invocando libertà e democrazia per lo Yemen. Arrestata a gennaio, era stata successivamente scarcerata sotto la pressione delle migliaia di manifestanti scesi in strada per chiedere la sua liberazione. A 32 anni è la prima donna araba ad essere insignita del Premio Nobel per la Pace.   Le reazioni in Italia - La scelta dei tre Nobel per la pace ha riscosso una forte approvazione in Italia. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sottolienato come "la scelta di premiare tre donne impegnate nel rinnovamento democratico nei rispettivi Paesi riconosce l'originalità del contributo femminile all'avanzamento del progresso civile nel mondo contemporaneo". Anche Mara Carfagna, il ministro per le Pari opportunità, non ha nascosto la sua gioia: "Sono felicissima che quest'anno il Premio Nobel per la Pace sia andato a tre donne coraggiose". "Sono state premiate - ha aggiunto - per il loro impegno a favore del diritto delle donne a partecipare ai processi democratici e, quindi, per lo sviluppo della democrazia nel mondo. Mi auguro che il Nobel aiuti a porre fine all'oppressione delle donne nei molti Paesi del mondo dove questa ancora resiste. Non si arriverà mai a costruire democrazie compiute e mature fino a quando le donne non potranno vedersi riconosciute le stesse opportunità degli uomini". Soddisfazione anche da parte della Farnesina. Il portavoce Maurizio Massari ha commentato: "E' un segnale importante per il riconoscimento dei diritti delle donne e di tutto coloro che lottano per l'emancipazione".

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