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La Casta subito in ginocchio dagli amici banchieri

L'Abi contesta il taglio alle commissioni e prepara il ricorso all'Ue. I partiti l'appoggiano. Casini: "Norme folli"

Giulio Bucchi
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Tutti allineati e coperti.  La bagarre sull'emendamento antibanche e la pagliacciata dell'Abi con le incomprensibili dimissioni (a proposito: chi avrebbero voluto danneggiare i banchieri?) restituiscono un'amara verità: non solo il Governo di Mario Monti, pure il Parlamento è dalla parte dei cosiddetti poteri forti. La norma proposta dal Pd nel decreto liberalizzazioni  - volta a  spazzare via le commissioni su fidi e sconfinamenti - è forse tecnicamente sbagliata: può cagionare effetti pericolosi e mettere in discussione linee di credito da decine di miliardi di euro. Un  incidente di percorso, insomma, che (salvo sorprese) verrà corretto.  Di là dalla disquisizione in punto di diritto, c'è però un altro aspetto su cui puntare i riflettori. L'immagine della Casta che corre a  mettersi in ginocchio dai banchieri è la rappresentazione plastica dello sfascio istituzionale e politico  del nostro Paese. Il sospetto c'era stato subito. Giovedì,  pochi minuti dopo lo strappo dei vertici dell'Assobancaria, parecchi  big dei partiti si sono messi  a disposizione dell'industria finanziaria. Financo la Confindustria si è schierata contro lo stop alle commissioni sul credito. Si è piano piano formato un inedito fronte compatto a sostegno delle banche, dunque. Ieri è arrivata un'ulteriore conferma. Da Maurizio Gasparri (Pdl) a Pierferdinando Casini (Udc) ed  Enrico  Letta (Pd), tutti pronti a rispettare le consegne. L'ex aennino se l'è presa col centro sinistra parlando di «confusione che non può essere occultata da bugie». Secondo il numero uno Udc la norma «è una follia allo stato puro che rischia di bloccare» il canale dei  prestiti.  Il fatto che il suocero di Casini, Francesco Gaetano Caltagirone, sia un imprenditore assai attivo nel settore bancario con partecipazioni di peso in Mps e Unicredit, è certamente irrilevante. Del resto,  un altro esponente Udc  ha sposato la linea del leader del partito.  Lorenzo Cesa si è persino preoccupato di indicare la strada per correggere il tiro:  un  «emendamento nel dl semplificazioni».   Per il Pd, dopo che giovedì avevano preso posizione Pierluigi Bersani e Annamaria Finocchiaro, ieri è intervenuto Letta, chiedendo a Monti   di «scendere  in campo».  Dall'altra parte della barricata sono rimaste Lega e Italia dei valori. Il Carroccio non rinuncia a criticare le banche: «Dovrebbero impegnarsi con le pmi» ha dichiarato Maurizio Fugatti. Per Antonio Di Pietro (Idv) è stato fatto «troppo poco» per smuovere le acque nel settore. Tante rassicurazioni, quindi, e poche, isolate punzecchiate. Il premier Monti, da Bruxelles, ha cercato di mostrare i muscoli: «Così c'è più concorrenza». Fatto sta che il risultato, dal punto di vista degli istituti,  non è ancora stato portato a casa. Di qui il piano B esccogitato dall'Abi, che sta  valutando  ricorsi sia in Italia sia in sede Ue. Nel primo caso, secondo quanto risulta a Libero, l'ipotesi è  bussare alla Corte costituzionale: «I ricorsi  verrebbero proposti in relazione agli articoli 41 e 47» della Legge  fondamentale dello Stato, speiga una fonte vicina al dossier. Si tratta delle norme che tutelano «l'iniziativa economica privata» e che garantiscono «l'esercizio del credito». Principi che sarebbero  calpestati  dal contestato articolo 27 bis del decreto liberalizzazioni. L'altra ipotesi è il ricorso alla Corte di giustizia Ue per una «palese violazione delle direttive europee». E mentre i legali delle banche mettono a punto la strategia difensiva e gli sherpa di palazzo Altieri  tengono sotto controllo i lavori parlamentari, c'è da registare la strigliata di Bankitalia che ieri ha invitato i big del credito a tagliare  utili degli azionisti e superstipendi dei top manager. Tutto questo a poche ore dall'accordo tra la Cassa depositi e prestiti e la stessa Abi per favorire lo sblocco di 2 miliardi di crediti della Pa per le imprese. Segnali negativi, invece, sono arrivati da Francoforte. Stiamo parlando dei cosiddetti depositi  overnight della Bce: ieri sono volati a 776,9 miliardi, livello mai raggiunto nei 13 anni di storia dell'Eurotower. Una cifra molto vicina ai circa 850 miliardi di liquidità in eccesso stimata per il sistema bancario dell'Eurozona, che ha fatto gridare alcuni allo scandalo, come  Adusbef e Federconsumatori.  In effetti la montagna di quattrini  prestata dalla Banca centrale all'1% per ora resta parcheggiata nel salvadanio ipersicuro di Francoforte. Così il denaro non finisce nel circuito interbancario e il credito annaspa. È un po' come mettere i soldi sotto il materasso e dormire sonni tranquilli. Ecco perché sarebbe  il caso di  far suonare la  sveglia allo sportello. di Francesco De Dominicis [email protected]

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