La decisione della Corte di Giustizia Europea sulle divise della Polizia di Stato riaccende il dibattito sulle ingerenze sovranazionali. Il caso nasce dal ricorso di una candidata esclusa da un concorso a causa di un piccolo tatuaggio sul polpaccio, reso visibile dall'obbligo di indossare la gonna nella divisa ufficiale da cerimonia. Mettere in discussione le regole di rappresentanza dei corpi militari solleva forti perplessità su confini e competenze. Il commento di Andrea Tempestini.



