Un editoriale per ricordare i quarant'anni del referendum sul divorzio. Giuliano Ferrara sul Foglio del lunedì fa una riflessione su questi quattro decenni e su come la battaglia vinta dal mondo laico ha cambiato la storia. "Il tutto - scrive Ferrara - si presentò come il riscatto del Paese cattolico per antonomasia dalla sua arretratezza, in un universo moderno dei diritti e delle garanzie individuali che aveva da decenni largamente ripristinato, nelle forme di un nuovo diritto di famiglia ispirato ai grandi cambiamenti dell'epoca, l'antico tripudio greco". Secondo Ferrara il matrimonio è uscito distrutto dal divorzio. Scrive: "Non sono del tutto sicuro che nell'insieme sia stato un progresso della cultura, della civiltà, dell'umanità". Il direttore de Il Foglio ricorda le sue incertezze da giovanissimo rispetto alla questione. "La mia malmostosità veniva da un'intuizione allora opaca, poi sempre più chiara: il contrario del matrimonio, non è il divorzio, ma il non-matrimonio, la vita celibe, nubile, o la convivenza non santificata da un sacramento religioso o dal suo sostituto laico, il matrimonio di diritto civile". Molti di quelli dissero sì al divorzio erano spinti dall'idea di "potersi rifare una famiglia", ma osserva Ferrara, la famiglia non se la sono rifatta. "L'hanno disfatta negli anni successivi all'introduzione del divorzio. La serialità dell'esperienza è in flagrante e incondizionata contraddizione con la famiglia come dimensione di vita non soltanto affettiva, non occasionale e sentimentale". La conclusione a cui arriva Ferrara è che sebbene non siamo sull'orlo di un abisso, forse quarant'anni dopo il referendum bisognerebbe pensarci su.




