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Ritratto di un inciucio

Matteo Salvini fregato, Renato Farina: mossa dopo mossa, ecco chi lo ha tradito

17 Agosto 2019

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Matteo Salvini fregato, Renato Farina: mossa dopo mossa, ecco chi lo ha tradito

L' errore di Salvini, a cui sta cercando di rimediare, usando identica machiavellica moneta, è di essersi fidato degli avversari. Ora prova anche lui a far finta di non aver sfiduciato sul serio il governo.
Forse la sua mozione era solo un pizzicotto per svegliarlo, un gavettone goliardico sulla testa pettinata del damerino Conte. Vedremo se il ministro dell' Interno tutt' ora in carica si sarà fatto furbo in questi quattro giorni di mal mangiare e mal dormire. Intanto qui facciamo l' elenco dei traditori. Proveremo a spiegare come l' hanno fatto fesso, beffando il Matteo da Giussano come un qualsiasi ciula dell' oratorio.



Aveva anche i proverbi dalla sua. Antichi detti insegnano che peggio dei nemici ci sono solo gli amici e i parenti. Anche i nemici però se la cavano nel fotterti quando si avvicinano come amiconi dandoti ragione. Cappuccetto rosso insegna. Fidarsi, senza avere i numeri in tasca, in politica equivale a un tentato suicidio. Per fortuna che i harakiri non sempre riescono. Qualche volta se ci si butta a capofitto dal settimo piano, come ha fatto il leader della Lega in quest' agosto, si rimbalza su una tenda e ci si ritrova con qualche bitorzolo ma in piedi. Martedì sera, l' antivigilia di Ferragosto, al Senato Salvini aveva intuito la fregatura, e ha provato ad aprire l' ombrello sull' abisso. Lo ha fatto in modo apparentemente dilettantesco parlando di voto per tagliare i parlamentari e poi votare subito. Assurdo. In realtà era una manina non tanto gelida offerta ai grillini. I quali per bocca del capogruppo Stefano Patuanelli - Libero è stato il solo a notarlo - hanno offerto la via d' uscita: «Mi aspetto quindi che venga ritirata la proposta del presidente Romeo». E notavamo profetici: «Ci sono sei giorni perché Lega e M5S si ritrovino come fratelli. Forse anche per questo oggi Salvini non ha ritirato i ministri. Forse però è un po' tardi per fare macchina indietro».
Questi giorni, queste ore sono talmente variopinte di ipotesi finte e di balle vere, che le sole cose certe sono le trappole in cui Salvini ha messo un piedino, due piedini, infine il capoccione. Da cui cerca di trarsi fuori.
mascalzone latino Matteo Renzi, il mascalzone latino. Matteo Salvini non ha mai odiato il capitano del Giglio. A dire il vero neanche viceversa. Tra corsari di flotte diverse ci si cannoneggia ma ci si rispetta. Così, dinanzi ai ripetuti no dei grillini su autonomia, cantieri, flat tax il vicepremier leghista ha deciso di rompere. Sapendo che M5S+Pd+Leu sono maggioranza in Parlamento, ha sondato i dem per capirne le intenzioni. Non è scemo. Non gli era bastata la direzione del Partito democratico del 21 luglio dove si proclamava solennemente la volontà unanime di andare ad elezioni. Si sa: i comunisti sono specialisti nel contrordine compagni. Così Matteo si è deciso a stipulare un patto con l' omonimo toscano, tutto meno che comunista, anzi il loro rottamatore, secondo la vulgata. Come Pinocchio ha deciso di andare da colui che è insieme il Gatto e la Volpe.
Costui controlla più del 50 per cento dei senatori, destinati in caso di elezioni a essere soppressi da Nicola Zingaretti.
Renzi è deciso a spaccare il Pd, per andare al voto da solo - gli fa sapere. Ha fatto i calcoli, Renzi, e conta di valere un 8 per cento. La richiesta fatta arrivare dal Giglio viola, ma anche piuttosto verde di vergogna a questo punto, era che la Lega evitasse qualsiasi accordo elettorale con Forza Italia, così da consentire al Fiorentino di imbarcarsela lui, almeno in parte, superando il dieci per cento, e andando verso il 15 per cento. A questo punto la Lega poteva vincere da sola o scegliere se allearsi per superare il 50 per cento dei seggi con Fratelli d' Italia o trasformarsi in un partito democristiano e di destra alleandosi poi con il Centro Renzian-Forzista.
Salvini se l' è bevuta? Così pare. Fateci caso. Non ha dato segno alcuno, se non dopo le dichiarazioni da piazzista di Matteo Renzi, di riavvicinarsi ad Arcore. Un attimo dopo l' apertura sostanziale (ma non formale!) della crisi, Renzi si è rimangiato tutto, dichiarazioni pubbliche e promesse private.
Ha proposto un nuovo governo con il detestato Di Maio, in nome dell' interesse nazionale addirittura, il cui ombelico naturalmente sta sull' Arno. Niente da dire. Un diavolo vincente, uno che fa scherzi da seminarista in gita con una lieta coscienza da vero mascalzone di sagrestia o da doppia morale togliattiana. Per questo Salvini il 13 agosto gli ha tirato sette palle in faccia, e mai ha colpito Di Maio e tanto meno Zingaretti. Ci sperava, povero Salvini.
traditore anguillesco Nicola Zingaretti, il traditore anguillesco. Caspiterina.
Di Zingaretti dicevano tutti che non ha carisma, raccoglie consensi tra gli italiani come Trump in Palestina e Salvini tra i senegalesi, però è una brava persona. A suo nome, ancora il 10 agosto era intervenuta in Rai la sua vice, Paola De Micheli spergiurando: «Non esistono le condizioni politiche per un altro governo, almeno con il Pd: è la linea che la direzione nazionale ha approvato 15 giorni fa all' unanimità». È quanto aveva assicurato a Salvini anche il fratello di Montalbano in persona. Poi cosa è successo?
Prima il governatore del Lazio ha lasciato andare avanti il suo ideologo, Goffredo Bettini, il quale ha corretto il disegno minimalista renziano (governino di emergenza) in un governone, anzi in un governaccio di legislatura, consentendo così a Zingaretti di non sembrare al traino del fiorentino, e meritandogli la medaglia di salvatore dell' unità del Pd. Titubava, girovagava, sfuggiva nelle paludi tiberine.
Infine è arrivata la telefonata di Rasputin, al secolo Romano Prodi: guai a cedere l' Italia al fascista e razzista Salvini. Noi riteniamo che finga, gli fa comodo questa versione. Ci sovviene che il compianto Massimo Bordin, in una delle ultime esibizioni nell' imperdibile rassegna stampa su Radio Radicale lo aveva ritratto così: «Ricordo che Zingaretti nella federazione del Pci era soprannominato Anguilla». Bisognava ricordarlo a Salvini.
volta rousseau Beppe Grillo, il volta Rousseau. Serve rammentare le intemerate del fondatore e garante politico del Movimento 5 Stelle contro il Pd? Lo ha costantemente equiparato al partito dello Psiconano, qualificandolo come "Pidimenoelle". Ha attaccato in modo violento Renzi, ma non solo, ha preso di mira la sua famiglia.
Ha sempre proclamato l'"elevazione" morale e intellettuale sua personale e dei suoi "meravigliosi ragazzi", a cui del potere non importerebbe nulla, ma lasciano volentieri agli italiani di meritarsi gli stronzi che vogliono votare. Aveva vietato ai suoi discepoli qualsiasi rapporto impuro. L' accordo tra M5S e Lega era chiaro: il contratto dura tutta la legislatura, se viene rotto, si va a elezioni.
Niente da fare. Il motto di Grillo, passato volentieri a Di Maio, è stato: sopravvivere. Garantirsi da mangià, tradire l' onestà, parapapà. Il salto del Grillo è come quello della Quaglia.
damerino senza qualità Giuseppe Conte, il damerino senza qualità. È un traditore anomalo. Non si troverà mai una frase da lui pronunciata che si possa mettere contro un' altra sua proposizione detta o scritta. È un maestro dello sfilarsi da tutto meno che dalla cadrega. Il capogruppo della Lega al Senato, Romeo, ha depositato una mozione di sfiducia. Non fa piacere. Non c' era però neppure una punzecchiatura personale. I bersagli erano i ministri pentacretini del no. Ancora in aula, martedì, Salvini l' aveva quasi accarezzato. Neppure una parolina. Come dire: non sei tu il problema, avvocato nostro, rifugio dei peccatori. Ed ecco che nel momento di difficoltà obiettiva di Salvini, di incertezza sul futuro di questo Paese, che fa Conte? Non gli esprime dissenso politico. No, suadente e falso come una cipolla, gli scrive una lettera in cui lo chiama «Gentile ministro dell' Interno, caro Matteo» e quindi lo infilza come si usa in curia con uno stilo: lo accusa di «sleale collaborazione, l' ennesima» nella vicenda dei «porti chiusi» e di Open Arms. Slealtà è un aggettivo morale, non politico, è un insulto personale. Dopo di che, prende forse il coraggio a due mani e fa sbarcare i profughi prendendosi la responsabilità del gesto, come farebbe un premier serio, una Thatcher? Figuriamoci. Si mette a posto il colletto, compiaciuto dei complimenti. Come dicono in Texas, ha il cappello in testa, ma niente bestiame, solo il cravattino da damerino.
Detto questo vedremo se Salvini saprà rendere a un brigante un brigante e mezzo, e fregandosene di quanto potranno rimproverargli gli altri, districarsi per impedire che vada su un governo che sarebbe il peggio del peggio. Non ci credete? A dispetto dei propositi di Renzi, a Milano è apparso già un bel manifesto che spiega la linea del prossimo governo Fico-Delrio-Boldrini. Migranti e manette a gogò. Come si legge nel manifesto del circolo Pd di Porta Romana, vero pesce pilota della Balenottera rossa, si annuncia già l' esibizione del dottor Armando Spataro, che da procuratore di Torino vagheggiava processi contro Salvini («Non si può respingere in mare gli immigrati e non vagliare la loro richiesta di status di rifugiato politico. Se accadesse il contrario, tale comportamento sarebbe oggetto di una nostra indagine») e di Emanuele Fiano, che vede fascisti da incarcerare dappertutto.
Trova un pretesto, un ghirigoro, una riverenza, ma fermali.

di Renato Farina

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