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Prodi: "Lascio la politica, lo facciano anche altri"

Romano Prodi

Mortadella contro i vertici del partito: "Come nello sport arriva un momento per ritirarsi". Poi a Berlusconi: "Dovrebbe pensarci anche lui"

Nicoletta Orlandi Posti
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In partenza per New York dove discuterà di fronte al Consiglio di sicurezza delle Nazione Unite i progetti per lo sviluppo del Sahel, Romano Prodi trova il tempo di scrivere una lettera al Corriere della Sera per togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti dei soloni del Pd. "La mia partita è terminata. Ora anche altri gli lascino", scrive nero su bianco il professore.  "Come nello sport..." - "Ho definitivamente lasciato la vita politica italiana", ha detto l'ex premier sgambettato dai suoi stessi compagni di partito durante la corsa al Quirinale, mettendo la parola fine su eventuali sue posizioni "relative alla vita interna del Partito Democratico". Il suo augurio è che "anche chi è stato sconfitto nei due confronti diretti, possa meditare sul fatto che non dovrebbe essere solo la mia gara a una fine". "In politica come nello sport", spiega non senza veleno Prodi, "è preferibile scegliere il momento in cui finire il proprio lavoro, prima che venga deciso da altri. Questi sono anche i motivi per cui senza polemiche, ho tralasciato di ritirare la tessera del Pd il cui rinnovamento e rafforzamento sono tuttavia essenziali per il futuro della nostra democrazia". "Fate come me..." - Prodi aggiunge che "da parte mia ho cercato di portare avanti una cultura politica moderna e solidale di cui l'Italia ha molto bisogno. Una battaglia non solo politica, ma etica e culturale. Credo  che questi stessi obiettivi - aggiunge - abbiano bisogno di nuovi interpreti". Poi Mortadella, dopo gli attacchi al Pd, cambia bersaglio. Nel mirino ci finisce Silvio Berlusconi: "Riflettendo su tutto ciò voglio infine augurarmi che, anche chi è stato sconfitto nei due confronti diretti (il Cavaliere, ndr), possa meditare sul fatto che non dovrebbe essere solo la mia gara a una fine". 

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