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Otto e Mezzo, l'inquietante manifesto della fustigatrice Lilli Gruber: "Perché gli uomini vanno rieducati"

Davide Locano
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Neppure ora che da crisalide giornalistica del radicalchic femminile è cominciata la sua metamorfosi in gòrgone distruttrice degli uomini cattivi - tutti tranne suo marito Jacques Carmelot («è un femminista convinto») - neppure ora Lilli Gruber ha abbandonato la "trequarti", iconica firma posturale dei suoi oltre trent' anni in televisione. Ritratta in pose imperiali su una poltrona priva di avvallamenti e piegature quanto il suo volto, o con lo sguardo dritto e aperto nel futuro (cit. Pierangelo Bertoli) preso dal basso della scrivania, la Gruber ha illustrato il suo nuovo corso politico, aperto dando alle stampe un libro che ha un titolo curiosamente perfetto per le rivendicazioni nelle piazze di quarant' anni fa: "Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone". Intervistata (ma i toni sono così tenui e promotori da sembrare quelli dell' autointervista) da Io donna, Lilli Gruber ha tuonato una irrefrenabile giaculatoria nei confronti del genere maschile talmente antica e irragionante da spingerci a pensare che una donna di tale intelligenza ed esperienza si sia spinta a dubitare dell' intelligenza ed esperienza delle sue lettrici (e forse lettori). Piccola antologia: «Mi ha ispirata Salvini: basta con tutto questo testoterone». «I maschi al potere stanno lasciando un mondo a pezzi». «La battaglia per il potere alle donne va di pari passo con la battaglia per la sopravvivenza del pianeta». Leggi anche: "Maleducato, sessista, troppo testosterone": Lilli Gruber insulta Salvini UOMINI DA RIEDUCARE Va da sé che quando scappa la frizione dell' intemerata si possa anche scivolare sulla logica, per non dire del dettaglio che tanto gli umani maschi quanto gli umani femmina hanno personalità più varie di quella, per dire, delle mucche, e non fanno per natura tutti le stesse cose: invece la giornalista prima dichiara che «le tre V maschili, volgarità, violenza, visibilità, risultato di una virilità potente e aggressiva, devono essere sostituite da empatia, diplomazia, pazienza»; e subito dopo, con grande empatia, diplomazia e pazienza, chiosa: «Gli uomini devono essere rieducati» (e qui a chi legge sembra di sentire anche un "zac!"). Gruber riconosce che nelle nuove generazioni «è normale che un giovane padre si occupi dei figli quando la mamma lavora». Poi però si accorge di aver concesso troppo, si pente e ammonisce le giovani, che hanno, quasi fosse una colpa, «un atteggiamento più friendly nei confronti dei loro coetanei»: devono «aprire gli occhi: se lui è il tuo superiore non deve permettersi di fare nessuna stupida osservazione, la tolleranza deve essere zero». In sostanza, «la vita migliora se si adottano modalità femminili nella gestione del tempo e del potere» e gli uomini «devono imparare a essere più femminili». Eppure - a lei non piace ricordarlo perché al tempo dei suoi esordi e della sua ascesa non se ne lamentava - ma almeno la terza "V", la visibilità, serve e non dispiace nemmeno alle signore: quando a metà anni Ottanta fu la prima donna a prendere la conduzione di un telegiornale, prima il Tg2 e più tardi del Tg1, Lilli Gruber divenne rapidamente, e pubblicamente, la trequarti "più desiderata dagli italiani", perlomeno quelli che non avevano mai visto una trequarti. Precisa e attenta, il cipiglio dritto alla telecamera combinato con la suddetta trequarti e i capelli fiammeggianti, per il piccolo schermo in quegli anni erano una miscela cattosexy micidiale. Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, oggi ha 62 anni, e altrettanto mestiere (una carriera tutt' altro che di secondo piano non sarebbe bastata per arrivare alla pensione con la gloria in pugno?); ma al posto di un augurabile addolcimento nei giudizi, che fra l' altro non dovrebbero essere il pane quotidiano dei giornalisti, da tempo l' aggrottamento veterotestamentario (una volta ha raccontato che da piccola voleva fare la suora) è sempre più il profilo della giornalista che piace alla gente che piace: così da far dimenticare, anzi da rendere pregevole al pubblico di La7 il fatto che le sue accigliate si rivolgano sempre nella stessa direzione. Tre episodi per non dimenticare. Qualche settimana fa, a Otto e mezzo, la Gruber intervista Matteo Salvini e, a sorpresa, invece di indirizzargli una compita e aggrottata domanda di natura politica, chiede (sintetizziamo): «Siccome è arrivato l' autunno, è contento di non dover girare più da ministro dell' Interno in mutande per le spiagge italiane e con la pancia di fuori?». Senza rendersi conto di fare un favore al leader della Lega, il quale rispondendo «uomo di panza uomo di sostanza» ha probabilmente moltiplicato i suoi voti, perlomeno fra la maggioranza che in costume da bagno (per lei le mutande) non può esibire le gradevolezze estetiche di un fotomodello. Le stesse gradevolezze estetiche che lei accusa essere l' idea fissa degli uomini riguardo alle donne. FUSTIGATRICE A giugno, quando Salvini era ancora Ministro, il siparietto fra i due era stato assai più agro: «Di Maio chiede un vertice, lo sta snobbando? Oppure la campagna elettorale le ruba tutto il tempo?». Salvini si scocciò: «Ancora con questa storia. Non funziona, Gruber. Ci hanno provato per mesi a darmi del razzista, del fascista, del troglodita. Anche in questa trasmissione». La conduttrice, a proposito di potere, replicò: «Non mi costringa a toglierle l' audio, in questa trasmissione non abbiamo mai dato epiteti». Però la Lilli Gruber fustigatrice non fustiga tutti allo stesso modo. Qualcuno non lo fustiga per niente. Il 7 novembre del 2016, un mese prima del voto al referendum costituzionale che finì male per il governo Renzi, mentre il costituzionalista Valerio Onida, in collegamento video, spiegava le ragioni del No, in studio di fronte alla conduttrice c' era Maria Elena Boschi, la quale non si accorse che la ripresa era a grandangolo e venne colta mentre sembrava indicarle "taglia" o "dai"; impossibile averne la certezza, tranne che la Boschi disse qualcosa alla Gruber con il solo labiale e un secondo dopo la Gruber interruppe Onida, andandogli sopra mentre il professore proseguiva la sua analisi non renziana. Lilli Gruber sa come si fa televisione, anzi, forse è la più brava. Probabilmente perché sa anche come si fa a continuare a starci. di Costanza Cavalli

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