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Il politologo Pasquino: "Il PalaDozza non è più rosso. Violato un luogo simbolo. Salvini lo sa e provoca"

Marco Rossi
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 Gianfranco Pasquino, intervistato dal Giorno in edicola il 15 novembre, e fa il punto della situazione politica dopo il comizio di Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni a Bologna, in vista delle elezioni regionali del 26 gennaio. "Il PalaDozza è stato teatro ideale per una sinistra che era capace di mobilitare le masse. Salvini lo sa bene, la scelta fa parte della sua strategia di sfidarla nei luoghi simbolo, come ha fatto a Roma in Piazza San Giovanni", ha commentato il politologo e professore emerito dell'Alma Mater, sulla scelta della Lega di inaugurare la campagna d'Emilia nella struttura intitolata al sindaco comunista Giuseppe Dozza (la fece costruire nel 1956). Un luogo dove si alzò la voce della Bologna studentesca e operaia ('68 e '77), dove il Pci incoronò segretario Berlinguer (1969) e dove Prodi lanciò la campagna dell'Ulivo del '96. Per approfondire leggi anche: Gianfranco Pasquino e l'addio di Renzi al Pd Alla domanda di Andrea Bonzi se Bologna sia ancora una città di sinistra, la risposta di Pasquino è amara: "Negli ultimi 20 anni è mancata una vera riflessione su cosa è stata la città e cosa doveva diventare. Bologna è cambiata molto, la tradizione del Pci non è stata rivisitata e la sinistra è frammentata, neppure così convinta delle sue magnifiche sorti e progressive. Del resto, i capannelli di persone che discutono di politica, oggi li vede ancora in città? Io no. Vedo rassegnazione e una certa incapacità del Pd di mobilitare le energie: quella lanciata da Salvini è una sfida vera, uno si aspetterebbe un fiorire di iniziative, invece ce ne sono poche».

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