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Bruno Vespa sul coronavirus: "Siamo in guerra, ma stare uniti può non bastare"

Bruno Vespa

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Un mese e mezzo dopo le immagini di Wuhan, adesso tocca all’Italia stare dentro casa, aprire finestre e balconi per cantare che tutto andrà bene. Nell’editoriale su Il Giorno, Bruno Vespa applaude agli italiani che “stanno comportandosi con disciplina crescente. Le strade sono deserte, le file davanti ai supermercati e alle farmacie sono silenziose e rassegnate: mi ricordano quelle dei berlinesi dell'Est, prima che cadesse il Muro”. Non sappiamo quanto ancora durerà l’emergenza coronavirus, ma il volto noto di Porta a Porta parla di “ritrovare lo spirito del dopoguerra”. Con delle dovute differenze: “Allora c’erano i soldi del piano Marshall regalati dagli americani. E non c’erano i vincoli burocratici di oggi”.

Come si muoverà la politica dei nostri tempi? Per ora Vespa la definisce “una politica congelata. Il rinvio del referendum alla data delle elezioni regionali e addirittura il possibile rinvio delle regionali stesse, oltre a quello delle nomine nelle società pubbliche, ferma sine die la dialettica politica. Siamo in guerra. Combatterla uniti è necessario - sottolinea Vespa - ma non sufficiente. Bisogna impiegare bene le munizioni disponibili e non perdere l’occasione”. E per “munizioni” il conduttore di Porta a Porta intende il fatto che “Il governo potrà spendere decine di miliardi, il muro famoso del 3% deficit/pil sarà superato senza drammi. Non ci regalano niente, sono debiti nostri che ripagheremo con onore. Il governo - chiosa Vespa - ha l’enorme responsabilità di spendere presto e bene”. 

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