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Alessandro Sallusti, i sospetti su Giorgio Napolitano per la condanna a Berlusconi: "Tanta fretta da parte del Quirinale è sospetta"

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"Truffato tutto il Paese". Questo il titolo dell'editoriale di Alessandro Sallusti sul Giornale di sabato 25 luglio, un fondo dedicato ancora alla condanna Mediaset subita da Silvio Berlusconi e su cui giorno dopo giorno i dubbi e gli interrogativi si moltiplicano. "Viene giù un tassello alla volta, ma l'intonaco steso da magistrati, politici e giornalisti per coprire la verità sulla condanna di Berlusconi del 2013 piano piano si sta sfaldando", attacca Sallusti, che poi ricorda tutte le ultime novità controverse su quella condanna. E al termine dell'elenco, ecco che punta il dito: "E allora noi vorremmo che qualcuno c'è le dicesse queste cose inimmaginabili, perché non riguardano solo la dignità di Silvio Berlusconi, riguardano la storia del Paese e la sua credibilità".

 

Sallusti, poi, mette nel mirino l'allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. "Ora la strada maestra è il rispetto della magistratura, commentò a caldo la sentenza l'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, seguito a ruota dal premier Enrico Letta e dal segretario del Pd del tempo Guglielmo Epifani". Insomma, secondo il direttore c'era "tanta fretta da parte del Quirinale e della sinistra, quel primo agosto del 2013, di chiudere la vicenda immediatamente e in modo tombale". Una fretta, va da sé, sospetta. "Ma si sa che la fretta a volte è cattiva consigliera, fa lasciare tracce indelebili che magari al momento non sono visibili e uno pensa così di averla sfangata per sempre. Ma soprattutto vale la regola secondo la quale le prime galline che cantano di solito sono quelle che hanno fatto l'uovo", conclude un durissimo Sallusti, che esplicita in modo piuttosto inequivocabile i suoi dubbi sul Quirinale di allora. E dunque su Napolitano.

 

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