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Colleferro, Giampiero Mughini: "I killer sono bestie, bastar***, zoticoni. Ma che scemenza chiudere le palestre"

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Giampiero Mughini ha scritto una lettera a Dagospia per dire quanto sia sciocca l'idea di chiudere una palestra alla luce dell'omicido del 21enne Willy Monteiro Duarte a Colleferro (Roma). 

"Caro Dago", scrive, "pur avendone letto i resoconti su 3 o 4 quotidiani ti confesso che non ho ben capito come sia nata e perché la tragedia di Colleferro. Di sicuro c’è che è morto un italiano di 21 anni di pelle nera, che quattro energumeni siano stati indicati dai testimoni mentre picchiavano e picchiavano e picchiavano, che esiste un video in cui due di questi 4 bastardi se la ridevano per quello che avevano fatto".

Mughini prosegue spiegando che ciò che è certo sino ad ora è che  "questi quattro erano degli esperti di arti marziali e che un terzo era una cintura nera di judo. Ed ecco che qualcuno che non conosce l’arte del silenzio di fronte all’innominabile di una tragedia e di una morte, invita a chiudere le palestre dove vengono insegnate le arti marziali. Dio che scemenza, Dio che ignoranza delle leggi dello sport e particolarmente di quello sport, specchio tra i più vibranti delle culture orientali.

(...) Non sono uno specialista della materia, ma quanto vi sto dicendo è lampante. Le arti marziali sono le arti che ti insegnano la rapidità dei colpi, l’intelligenza nel replicare alle mosse dell’avversario, è uno sport nel quale tu non porti i colpi a far male all’avversario e bensì a dimostrare quanto la tua tecnica sia fulminea e imprevedibile".

 

 

Mughini fa una lombrosiana descrizione dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, i quattro aggressori di Monteiro accusati di omicidio preterintenzionale in concorso.  "Dei campioni di arti marziali quei due figuri che avrebbero insistito a calci e pugni contro un ragazzo caduto per terra inerme? Ma state scherzando. Un orientale di quelli che le hanno inventate le arti marziali vi querelerebbe a causa di una tale affermazione. Se le cose sono andate come leggo, quei due non sono dei fascistoidi e bensì delle bestie, dei poveri zoticoni che già prima facevano i bulli in una cittadina provincia. Ma che c’entrano le arti marziali e i loro decaloghi, tutti scritti all’insegna dell’onore?".

Ricordano lo storico episodio alle Olimpiadi di Berlino del 1936, tra il tedesco Carl Ludwig Hermann Long e il rivale americano (il nero Jesse Owens) conclude. "Questo è lo sport, queste sono le leggi dello sport e innanzitutto delle leggi marziali. Poi c’è che chi va in palestra può essere un pezzo di merda e arrivare al punto di avventarsi in tanti contro uno già disfatto e agonizzante per terra. Ma che cosa ha a che vedere un tal pezzo di merda con lo sport?".

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