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Massimo Cacciari e Carlo Freccero, "il partito dei no vax". Chi scende in campo, chi c'è dietro

Carlo Freccero

Francesco Specchia
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Mea culpa. La sensazione, sotto le fiamme del dissenso vaccinale, è che gli stregoni vogliano davvero farsi un partito. Pensavamo fossero dei casinisti ideologici. E invece -pur non essendo dei Churchill- disvelano una strategia politica spiazzante. All'inizio pensavamo che il convegno torinese organizzato dall'associazione Generazioni future Rodotà (con arruolamento postumo del fu Stefano Rodotà, fortemente criticato dalla figlia Maria Laura) sul tema Commissione. Dubbio e precauzione (Du.Pre.) si avvitasse su se stesso, nel solito pippone della sinistra- che- non -ce- l'ha- fatta che sposa le tesi No Vax e No Green Pass. E quindi era solo un interesse antropologico verso il Fronte del "No", quello che ci ha spinto a inocularci tutti i 58 narcotici interventi di filosofi, ingegneri, biologi, giornalisti, pschiatri e giuristi (sparuti i virologi, guarda caso, ad eccezione della Gismondo) a sostenere tenacemente la voce degli scettici. Mancava il Massimo Cacciari, che sa di politica, e ha capito tutto.

 

 

GUIDA GALATTICA - L'idea di questo pezzo era quella di stilare una strepitosa Guida galattica per antivaccinisti immersi nelle delizie della «controinformazione». E in effetti, per un po' ha parlato l'ex vicequestora Nunzia Schilirò, vamposissima nel denunciare «regimi autoritari e dogmatici che stanno prendendo piede», e uno Stato che «ha i minuti contati» immerso nella «miseria culturale, umana, emotiva logica e di onestà intellettuale. Poi è spuntata dal nulla un'epistemologa che partiva con una supercazzola tra Jacques Maritain e il Conte Mascetti sul «vaccino che previene la malattia e l'infezione, ribaltato il concetto di verità» (grande lo spiazzamento degli astanti). Dopodichè è intervenuto Stefano Scovazzo presidente di tribunale dei minori, il quale precisava «se la legge è stupida il giudice è stupido»; «allora non serve il giudice, basta un algoritmo», gli contestavano, e lui «non vedo perché no». E dopo la toga ecco stagliarsi nell'ordine: un tale Bizzari che sparava cifre sulla vaccinazione dei bambini: «1300 bambini sono pochi per fare una statistica» (è vero, infatti sono 4 milioni, finora); un signore tutto eskimo e statistiche costretto ad ammettere che sì i vaccini in fondo proteggono «ma anche i vaccinati presentano tassi di contagio» (nessuno dice il contrario); una tale Laura con traccine rasta, sulla sessantina, che si chiedeva: «Come si costruisce una transazione sistemica del capitalismo, del patriarcato, del razzismo, uscendo dalla sindemia? Non lasciamo a Draghi la parola 'resilienza'; che vuol dire creare un piccolo gruppo endogeno che traghetta la comunità, come nelle comunità Rom».

 

 

Robe così, amenità molto di sinistra, gassose, ad uso psicanalitco. Poi invece ho cominciato a capire. Prima Carlo Freccero che, in tre parole, abbandonato il Grande Reset, annuncia un rete di professionisti sul territorio e «un programma web settimanale di lavoro svolto dai nostri confratelli (sic) che esibisca i documenti che il potere stesso pubblica e le testimonianze sulla rete differenti rispetto al mainstream». Poi eccoti Alberto Contri, già presidente storico di Pubblicità Processo, che discettava di guerra e necessità di organizzare la resistenza dalla «trincea dei media alternativi come Signal». Ma, a tracciare la vera linea sono stati sono stati gli interventi dell'organizzatore e presidente, Ugo Mattei, docente di diritto già candidato sindaco che cita come la Bibbia il "principio di precauzione" della Ue- spesso in contrasto con la nostra Costituzione-. E che spara a mitraglia: «Il vaccino è irrilevante a livello di sperimentazione»; «ci sono controinteressi come per l'Eternit e le sigarette; è giusto vaccinare oggi un bambino e fargli venire un cancro fra cinquant' anni per proteggere uno più vecchio delle sua specie?»; «Tutti i medici oggi sono stati educati non da medici ma da informatori farmaceutici».

 

 

SLOGAN - Slogan. Provocazioni mascherate da domande socratiche. Che sfociano nella frase: «Saremo pronti, comportandoci per il momento come le condizioni fossero ancora normali, ma saremo pronti anche qualora il degrado dovesse costruire condizioni di inagibilità democratica e costituzionale più avanzate di quelle attuali. Saremo vigili». E, in contemporanea esce l'annuncio di un'organizzazione capillare fatta da gruppi di professionisti sul territorio, scuole parentali, luoghi alternativi, «protagonisti di una vera e propria rinascita con strumenti di incisione sulla realtà». La sintesi è: 3 milioni e passa di italiani non crede nel Covid. Sono semplici scettici, forzanuovisti, il 5% di terrapiattisti, ma pure persone perbene e confuse. Un nuovo partito, in pratica, nella moria delle vacche delle politica dominata da Draghi. La novità è che ora qualcuno, quel partito, si prepara a disegnarlo. E non è un pirla... 

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