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Ucraina, Paolo Mieli: che piega sta prendendo il conflitto

Paolo Mieli

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Paolo Mieli prendendo spunto dalle parole di Papa Francesco sull'Ucraina - "Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare" - si chiede a che punto sia l'Europa e che piega stia prendendo la guerra. 

Macron, ricorda lo storico nell'editoriale su Il Corriere della Sera, "ha esortato l’Europa a non comportarsi da «vigliacca» rivolgendosi, nel caso, a Paesi fuori dai confini continentali per acquistare le forniture militari invocate disperatamente dall’Ucraina. L a Russia, ha specificato il presidente francese, «non può né deve vincere questa guerra: sosterremo il popolo ucraino e il suo esercito finché sarà necessario». Una sorta di «Whatever It Takes» a favore della causa di Kiev".

 

 

In questo scenario von der Leyen è sotto una pioggia di critiche "di coloro (eccezion fatta, va notato, per Giorgia Meloni) che le avevano votato contro nel 2019. Ma anche quelle di due «amici»: il commissario europeo al Mercato Interno Thierry Breton (grande amico di Macron) e il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner («L’Europa ha bisogno di meno von der Leyen», ha detto, «e di più libertà»). Rilievi, pur motivati da questioni che non riguardano la difesa europea, destinati a indebolirne la candidatura".

 

 

E questi sono "segni", osserva Mieli, "che l’Europa non ha piena consapevolezza della piega che sta prendendo il confronto armato con la Russia di Putin. Né della possibilità che tale conflitto oltrepassi i confini dell’Ucraina e metta qualche Paese europeo (e con esso l’Europa tutta) con le spalle al muro. Anche solo per un incidente, un imprevisto come del resto fu l’attentato di Sarajevo nel 1914. E non sia conscio di ciò che questo potrebbe comportare soprattutto nel caso le elezioni americane del prossimo novembre siano vinte da Donald Trump. Ed è questo il punto: l’Europa stavolta non può permettersi chiacchiere a vuoto; non può più consentirsi di dire per poi disdire; deve assumere decisioni immediatamente operative che consentano a Zelensky di riprendere in mano l’iniziativa. O quantomeno non soccombere. Ma lo deve fare entro il prossimo 5 novembre, giorno in cui Biden sarà forse costretto a uscire di scena".

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