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Il mio incontro fatale con la Regina Elisabetta

La sovrana visitò Milano per due giorni nel 2000, assistendo al concerto del maestro Muti. Ore concitate tra riunioni e l’imprevisto con lo sciacquone
di Gabriele Albertinigiovedì 1 gennaio 2026
Il mio incontro fatale con la Regina Elisabetta

10' di lettura

Elisabetta II d’Inghilterra fece visita a Milano due volte, in due speciali occasioni. La prima nel 1961, ricorrenza del centenario dell’Unità d’Italia, si trattenne per poco più di due ore, ricevuta dal Sindaco Cassinis, si ricordano:una sfilata, in auto scoperta in piazza Duomo, un saluto alla folla dal balcone di Palazzo Marino, qualche stretta di mano con autorità locali e nazionali. La seconda, nell’ottobre 2000,Anno del Giubileo, durò 23ore e toccò a me,allora quasi al termine del mio primo mandato da Sindaco di Milano, fare gli onori di casa. Arrivata a Linate, ricevuta dall’allora Ministro dell’Industria Enrico Letta, breve sosta alla Suite Presidenziale del Grand’Hotel Principe di Savoia, per cambio d’abito e qualche altra incombenza, concerto alla Scala. Il giorno dopo, visita al cenacolo Vinciano e al Museo del Design, incontro a Palazzo Marino col sindaco e massime Autorità Istituzionali, una ventina d’invitati, in Sala dell’Orologio ed a seguire, cocktail in Sala Alessi, con oltre 200 persone: consiglieri comunali, esponenti della società civile milanese, altre Autorità, per così dire, minori. Pranzo in Prefettura, siesta e partenza per Roma, con arrivo nella Capitale per la Cena di Gala. Tutto ciò che precede avrebbe potuto essere omesso: le cronache dell’epoca, facilmente accessibili su Internet, lo riportano, anche con più particolari e commenti dettagliati. Ho elencato più che narrato l’agenda milanese della Regina, solo per inquadrare lo scenario.

VISTO DALL’INTERNO Quello che segue, invece, è qualcosa che potrete conoscere solo da ciò che scriverò, frutto dei miei ricordi d’allora: episodi, commenti, notazioni, in qualche caso, pettegolezzi o apparenti banalità, che, tuttavia, mi auguro, che possano suscitare nel lettore qualche curiosità divertita e qualche riflessione sul carattere di un Personaggio della storia del dopoguerra, attraverso piccoli gesti inconsapevoli,non protocollari e forse per questo più rivelatori degli atti ufficiali e pubblici di un Monarca, erede di una gloriosa, millenaria storia. Appena conosciuto il programma, dopo serrati incontri tra gli staff di Buckingham Palace, Ambasciata del Regno Unito in Italia, Ufficio Cerimoniale della Prefettura e del Comune di Milano, m’impegnai scrupolosamente e quasi maniacalmente a prepararmi all’evento. In giugno, avevo incontrato, in un colloquio bilaterale a Mosca, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e l’avevo ricevuto a palazzo Marino, avvenimenti già raccontati nelle pagine di Libero, ma quest’esperienza, sia pure unica e straordinaria non sarebbe stata confrontabile con quella che stava per avvenire, solo quattro mesi dopo! Avrei fatto conoscenza con Sua Maestà Britannica, Regina del Regno Unito, Monarca e Capo di Stato di altre 15 Nazioni del Commonwealth, tra le quali: Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giamaica, ecc... E poi, mi sarei imbattuto con secoli di storia ed in un solo volto, forse, sarebbero stati evocati i tanti personaggi delle immortali opere di Shakespeare, forse l’autore non di lingua italiana o latina, da me più letto ed amato... Ecco allora preparo un testo, lo faccio tradurre, lo imparo a memoria, uno per ognuno dei tre incontri bilaterali, dopo la sera dell’arrivo ed il concerto alla Scala, cioè quelli del giorno dopo: la visita a Palazzo

Marino nei tre momenti: ufficio privato, Sala dell’Orologio con scambio di doni, Sala Alessi. Arrivo in Bentley in piazza Scala, ore 19,15, puntualissima, abito azzurro chiaro, con spilla di diamanti, m’inchino, attendo che mi porga la mano, come da protocollo: la Regina non può essere toccata, a meno che faccia sapere che accetti un formale contatto fisico, vengo presentato come “Sindaco di Milano e Presidente della Fondazione Teatro alla Scala”, seguono: un sorriso della “Graziosa Maestà” ed un divertente commento del “Principe Consorte”: «Chissà quanto deve lavorare... Con due mansioni così impegnative!». È la prima battuta, la seconda è per il Ministro Letta, già incontrato, come Ministro dell’Industria all’aeroporto: «Oh, anche Voi con due impieghi, è anche Ministro della Cultura?». La terza per il Capo del Cerimoniale del Comune di Milano, il purtroppo compianto Cav. Serafino Cagnetti, che gli indica il posto nel palco reale del Teatro: «Altezza il suo posto è in prima fila, di fianco a Sua Maestà». Il Principe Filippo d’Edimburgo replica divertito, con uno spassoso paradosso: «Oh! Che sorpresa! In tutta la mia vita... Non mi era mai successo prima!».
In piedi, nel palco reale, zittiti i fragorosi applausi che accolgono la Regina al suo affacciarsi sulla platea e che sembrano non finire mai, il Maestro Muti intona “God save the Queen”, in ritmo particolarmente solenne, cui segue l’Inno di Mameli, per contrasto, suonato in una ritmica accelerata, quasi giocosa, da marcetta! Ah Muti, che diavoletto di direttore d’orchestra! Te la vuoi spassare anche tu questa serata!


Per parte mia, mi schiaffeggio, idealmente! Sto sognando? In levitazione, come il Mago di Segrate, interpretato da Diego Abatantuono... Mi domando: “Gabriele! Ma chi sei veramente?! (Ovviamente autoironico! Ma meglio precisare). Seguono musiche di Respighi e di Elgar, magistralmente suonate dalla Filarmonica, diretta con la consueta perfezione, da Riccardo... Il “Toscanini” di oggi! La Coppia Reale, accompagnata dal Sovrintendente Carlo Fontana e dame, percorre i tortuosi corridoi fino al camerino del Maestro, sto alla destra della Regina, come viene insegnato in ogni manuale di galateo: “Il cavaliere deve porgere il lato sinistro alla dama, la mano destra deve essere pronta ad estrarre la spada per difenderla”.


Tuttavia, m’accorgo che il suo sguardo rivolto a me, mentre commenta lodando le musiche appena ascoltate, ha come sfondo le fotografie, appese alle pareti del teatro distrutto dai bombardamenti angloamericani. Infrango così il galateo formale ed applico quello sostanziale, mi sposto al suo lato sinistro, passando da dietro per evitarle una vista incresciosa... In fondo anche un suo antenato, il Principe di Galles dell’epoca aveva infranto il formalismo del bon ton convenzionale, bevendo dalla coppa d’argento con l’acqua tiepida, succo di limone e petali di rosa, per non imbarazzare i “parvenu”, neo baronetti alla sua mensa, che l’avevano scambiata per una bevanda anziché un vezzoso lavabo e così avevano fatto tutti gli altri commensali, prima inclini al disappunto ed alla derisione per un gesto così scandalosamente di “chi non sa stare a tavola”.

PARLA IL MAESTRO Anche il Maestro Muti infrange il galateo formale, rivolgendosi direttamente alla Regina: «Attenzione Sua Maestà! Potrebbe incespicare nel piccolo scalino, proprio sul limitare dell’ingresso». Lo scopo era nobile, come quello del Principe di Galles... Perdonato! Dopo i convenevoli, Muti parla, con affettuose note di malinconia, della sua decennale Direzione della Philarmonia Orchestra (1973- 1982) di Londra e delle sue esibizioni al Covent Garden ed in genere dell’alta qualità dell’offerta musicale delle istituzioni sinfoniche londinesi, nonché del pubblico, colto e raffinato. Più di quello italiano, più orientato all’opera lirica che a quella sinfonica. La Regina ed il Principe Consorte si augurano che possa dirigere anche in qualche prossima occasione a Buckingham Palace.


A questo punto, me ne esco con una proposta, rivolta alle loro Maestà, che, credo, non abbiano mai ascoltato da un loro interlocutore, in circostanze simili. Propongo di lasciarli soli a continuare la loro conversazione, senza la mia presenza, forse divenuta un po’ ingombrante. Credo d’aver guadagnato qualche punto, con questa frase, nella considerazione d’Elisabetta II... Provo ad immaginare il pensiero che nasconde la sua espressione quasi incredula, con cui replica: «Ma no! Resti pure! La sua presenza è gradita!». Avrà forse pensato: «Ma come? Questo signore è il sindaco di Milano, è il Presidente della Fondazione Scala, in fondo, siamo i suoi ospiti e se ne esce con una frase da garbato, professionale maggiordomo che si ritira, per lasciare alla loro intimità “le Loro Signorie”?».

ONORIFICENZA Non credo che abbia guadagnato, con questo gesto, l’onorificenza che mi conferì alla Sua partenza: “Knight Commander of the Order of the British Empire” (KBE), la seconda classe della graduatoria di cinque, che consente, come per la prima classe, (Grand Cross of the Order of the British Empire) ove cittadino britannico, di fregiarsi del titolo di “Sir”, ma piuttosto per un giusto omaggio istituzionale a chi rappresentava la città ospite, tuttavia... Se è vero che “lo stile è l’uomo” (Oscar Wilde), mi piace pensarlo. All’uscita una deliziosa, giovanissima ballerina della scuola di balletto Le porge un mazzo di fiori, la grazia con cui viene offerto si sposa col gesto di chi lo riceve. Salutandomi, tenendomi, solo per un attimo fuggente, appena accennato, la mano tra le due sue guantate di bianco, mi sussurra sorridente: «Thank you, thank you very much indeed for the lovely evening». Quella sera, andando a letto, avrei dormito una notte serena. Davvero non è un ruolo trascurabile essere il Presidente del più prestigioso teatro lirico del mondo e si può ottenere qualche soddisfazione. Magari offrire una gradevolissima serata alla Regina d’Inghilterra!
Il giorno dopo, alle 9.50, ancora puntualissima - “l’exactitude est la politesse des Rois”, affermava il Re Sole, “mais aussi des Rennes”, aggiungo io - compare, ancora la Bentley reale, preceduta e seguita da due motociclisti della Polizia Locale, la “Polizia del Sindaco”. Compio lo stesso gesto d’attesa, prima che mi porga la mano, dopo il mio inchino e l’accompagno all’ingresso.


Ai lati della porta centrale, due agenti di Polizia Locale, in alta uniforme, scattano sull’attenti e le fanno il saluto militare ed io recito, parola per parole, il mio discorsino in inglese, imparato a memoria: «Questa Sua gradita presenza, Sua Maestà, è il primo evento pubblico, dopo il recentissimo restauro di Piazza Scala, sono felice ed onorato che Sua Maestà ci onori, con la Sua augusta presenza, come fosse il Cerimoniere dell’inaugurazione, che mai avremmo potuto sperare di così eccelsa autorità...». Mentre saliamo lo scalone d’onore, per raggiungere il mio ufficio, Le illustro la storia del palazzo: opera cinquecentesca dell’Arch. Alessi, commissionata dal ricchissimo commerciante Tommaso Marino, da cui il nome, passato in proprietà di un banchiere, dopo il pignoramento, per i dissesti del proprietario, dopo varie vicissitudini e passaggi di proprietà, dal 1861, anno dell’Unità d’Italia, sede ufficiale dell’Amministrazione Comunale.
Nel mio ufficio un fugace caffè con una Dama di Compagnia, l’Ambasciatore Sheppard, forse, il Suo Capo di Gabinetto. Il Principe Filippo non è con noi: appassionato d’aeronautica e aviatore, con brevetto civile di secondo grado, è in visita agli stabilimenti dell’Augusta Westland, una riuscita partnership angloitaliana; ci raggiungerà dopo il cocktail in Sala Alessi.
Scambio di doni in Sala dell’Orologio: per me, il conferimento del titolo di KBE. Tradotto: Grand’Ufficiale dell’Impero Britannico. Per Sua Maestà, una riproduzione, una copia ottocentesca, potremmo dire, “un falso d’autore”, di alcune pagine del “Codice Atlantico” di Leonardo. Mi risponde: «Che le converserà nella Sua biblioteca, nel Castello di Windsor, tra le cose più care».
Venni in seguito a sapere, che, con ogni probabilità aveva gli originali autografi. Spero non siano andati bruciati nell’incendio di qualche anno dopo o che comunque, ove fosse malauguratamente successo, le mie copie siano state una sorta di rimpiazzo.

In Sala dell’Orologio, attigua all’anticamera del Sindaco, nel frattempo si sono radunate le massime Autorità locali e nazionali presenti a Milano, tra le quali il Presidente Berlusconi ed appena rieletto, il Presidente della Regione Lombardia Formigoni. Presentandoglielo, faccio cenno agli oltre tre milioni di voti elettorali ottenuti nella recentissima riconferma. La Regina esclama un «Oh!», con quell’inflessione particolarissima, che soltanto una madre lingua inglese può pronunciare. In sala Alessi, anche aiutato da un suggeritore, non sempre lo stesso, presento gli ospiti, disposti seguendo il perimetro della sala, le pareti alle spalle, uno per uno, nome e ruolo. Per ognuno ha un gesto, un sorriso, in qualche caso, raro, una curiosità da soddisfare con una domanda... O è solo un modo per far sentire importante l’interlocutore?
Mi si potrà dire, che le hanno insegnato bene a comportarsi da Regina... Perchè stupirsi?
Eppure, la sto osservandola mentre è la Regina... Non la sta solo facendo.

IL PROTOCOLLO All’esterno, in piazza San Fedele, un folto gruppo di bambini e bambine, che studiano in scuole di lingua inglese, sventolano piccole bandierine; sono tante “Union Jack”, in miniatura. Urla di giubilo ed applausi accolgono l’affacciarsi di Elisabetta II sulla piazza, che attraversa, con lento incedere, in direzione della piccola folla. C’è una foto che ci ritrae insieme, io, com’è ovvio, sono un passo indietro, nell’episodio che sto descrivendo. Tra le tante ragazzine che applaudono e Le tendono la mano c’è una studentessa, anch’essa molto giovane, ma un po’ più grandicella, che, letteralmente, la tempesta di domande: «Quanto tempo vi fermate a Milano? Cosa vi è piaciuto della città? Il sindaco è simpatico?», e via così... Ebbene, per tutte le altre, un sorriso, una carezza, un grazie per un fiore ricevuto, una parola affettuosa per quell’impertinente; sapete, vero, che sono assolutamente vietate le domande alla Regina! Per lei, il silenzio glaciale, l’ha ignorata, non era lì, non doveva essere lì! Si comportava male! Non la degna d’uno sguardo! La graziosa maestà di Elisabetta II Windsor, oltre che amabile, sa essere anche severa! Finalmente, s’unisce al nostro piccolo gruppo il Principe Filippo, di ritorno dalla visita allo stabilimento Agustawestland di Cascina Costa. Si salutano affettuosamente, ma senza ostentazione, sono dietro di loro, senza farlo apposta, ascolto ciò che si dicono.


Parole affettuose di due anziani coniugi, legati da un lungo, consolidato rapporto, che hanno condiviso la vita, gli affetti, i figli soprattutto, ed il Regno d’Inghilterra, di una normalità disarmante: «È stato interessante? Ti sei stancata? Vuoi raccontarmi qualcosa di curioso?». Frasi che avremmo potuto ascoltare dai nostri genitori, non regnanti e senza mille anni di storia sulle spalle... Pranzo in Prefettura, discorso della Regina, che rinsalda i rapporti di collaborazione tra i nostri due Paesi, anche attraverso la stretta collaborazione competitiva tra la City di Londra e la Borsa Italiana con sede a Milano: due economie, due nazioni che sono destinate ad essere unite da comuni interessi, valori condivisi, amicizia tra popoli, nella nuova patria europea. Tony Blair, all’epoca Primo Ministro di Sua Maestà Britannica approva e la Brexit è ancora di là da venire. Epilogo di questo racconto è un po’ comico, e insieme irriverente ed umanissimo. Ormai a 26 anni dalla data e con la scomparsa dei protagonisti, devo solo vedermela, per l’indiscrezione che sto per rivelare, con l’amico Bruno Ferrante, Prefetto di Milano all’epoca, che, solo recentemente, mi raccontò l’episodio. Dopo il pranzo in Prefettura, in un apposito appartamento, riservato ai più illustri ospiti, era previsto il riposino postprandiale della augusta coppia reale, prima della loro partenza per Roma. Allarme! Il principe Filippo, concitato, s’affanna a segnalare ad una sorta di maggiordomo della Prefettura: «There is a big domestic problem!». Il Prefetto in persona s’affaccia nel bagno dell’Appartamento reale, la Regina seduta sull’orlo della vasca da bagno, mentre scorre fluente lo sciacquone del water... Inarrestabile! Il Prefetto di Milano gira la manopola in senso contrario ed il flusso s’arresta... Tutto risolto. Buon riposo! Regina d’Inghilterra e Principe Consorte! Davvero, ve lo siete meritato! E ancora grazie dell’amore e dell’onore che avete elargito a noi milanesi venendoci a trovare.