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Report, Bellavia sbugiardato di nuovo: "Tutto falso"

sabato 21 febbraio 2026
Report, Bellavia sbugiardato di nuovo: "Tutto falso"

3' di lettura

Report è in vacanza, ma non il suo conduttore. Sigfrido Ranucci infatti parla, straparla, posta sui social, commenta le decisioni di Viale Mazzini e scivola su una frase riferita ai giornalisti Rai vincitori dell’ultimo concorso ma «deportati» nelle sedi regionali.

Un’uscita talmente infelice da sollevare le reazioni indignate di tutti: sindacati di destra (Unirai) e sindacati di sinistra (Usigrai), azienda e degli stessi colleghi, che non ci stanno a essere definiti “deportati”. Tanto più che per molti di loro si tratta della sospirata regolarizzazione dopo anni di precariato, quindi di una bella notizia in un momento in cui non è che il lavoro abbondi, soprattutto nel campo dell’editoria. La nota della Rai, infatti, è durissima contro Ranucci. «In una fase di grande difficoltà per l’intero settore, il concorso indetto da Rai rappresenta un’opportunità concreta di lavoro e di futuro per 127 giornaliste e giornalisti. È quindi necessario tutelare chi ha superato le prove di idoneità e riconoscere il lavoro svolto dalle commissioni nel rispetto delle procedure previste. Il confronto critico è legittimo, ma accuse generiche o rappresentazioni distorte rischiano di danneggiare professionalità e credibilità dell’azienda. In un momento così delicato è fondamentale ribadire la serietà e la correttezza delle procedure adottate». 

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Così, una nota del Consiglio di amministrazione Rai che senza mai citare esplicitamente Ranucci lo invita a sollevare critiche o obiezioni nelle sedi opportune «anche attraverso un’audizione formale per rendere credibili le sue affermazioni. Questo», prosegue il Cda, «affinché l’azienda possa verificare con attenzione ogni elemento e far derivare da questa verifica ogni opportuna azione anche a tutela di chi ha lavorato nella commissione, dei 127 giornalisti selezionati e dell’intera Rai».

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Ranucci ha replicato facendo quasi spallucce: «La bella notizia per la Rai è che sono riuscito a ricongiungere i due sindacati dei giornalisti Rai. Gli attacchi da parte di sindacati avversi tra loro, li rispetto, ma sono il riconoscimento della mia coerenza. La difesa di trasmissioni come Report e Presa Diretta, non è una maglietta che indossi la mattina e te la sfili la sera quando magari coincide con i propri interessi». Stadi fatto che la sua frase sui cronisti «deportati», scritta in merito a coloro che hanno passato il concorso regionale e quindi sono stati assunti in Rai, ma nelle sedi distaccate, ha scatenato un’ondata di proteste non solo da parte di Unirai («non è mica un lager»), ma perfino da parte dell’Usigrai che ha sempre difeso Report contro il governo.

Si vede che Sigfrido è un po’ nervoso anche per via di quell’altra vicenda non proprio edificante per la trasmissione d’inchiesta che conduce su Rai3 . Stiamo parlando del caso di Gian Gaetano Bellavia, il 77 consulente di Report (e di 19 procure italiane) accusato di violazione della privacy dalla procura di Milano dopo che un suo “papello” di 36 pagine con i dati sensibili di 103 vip è finito non si sa bene come di pubblico dominio. Bellavia dà la colpa del furto di dati alla sua ex collaboratrice Valentina Varisco e, nell’ennesima intervista al Fatto quotidiano, ha raccontato una versione che però ieri l’avvocato della Varisco, Andrea Puccio, ha smantellato punto per punto.

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«Le accuse mosse a più riprese alla dottoressa Varisco e le contestazioni sollevate nei confronti del pm Biondolillo da parte di Bellavia sono del tutto infondate», dice il legale. «Bellavia senza confrontarsi in alcun modo con la realtà dei fatti, continua a riproporre la propria versione, dando per scontata l’affermazione di colpevolezza a carico della mia assistita. L’unico soggetto», aggiunge Puccio, «ad aver contattato e incontrato, in modo inopportuno, durante le indagini, esponenti della procura per conferire con loro (anziché con il Pm titolare) in merito al procedimento a carico della Varisco è stato proprio Bellavia. E lui», conclude Puccio, «accusa falsamente Varisco di una condotta, in realtà, da lui stesso realizzata».