Spiace per Giovanna Botteri. È una collega simpatica e d’esperienza. Forse un po’ ideologica, ma certo ascrivibile al club della sinistra dal volto umano, razza sempre più in estinzione, sui teleschermi ancora più che nei consessi politici. L’ex giornalista Rai stavolta l’ha fatta fuori dal vaso. Ospite su La7 di “In altre parole”, che spesso e volentieri significa anche parole in libertà, anche l’impavida esperta di politica estera ha sparato sulla croce rossa.
Se l’è presa con Alessandro Bastoni, il difensore dell’Inter protagonista la scorsa settimana di una simulazione che ha fatto scandalo. «Ha fatto una cosa schifosissima. Ha fatto espellere il giocatore neretto e ha anche esultato. C’è pure l’elemento razzista» ha sentenziato la collega; non rendendosi conto che l’elemento razzista ce l’aveva ficcato lei. A parte infatti la deformazione professionale di scambiare il centrocampista juventino Pierre Kalulu, la vittima dell’inganno, per George Floyd- può capitare quando si è fatto Esteri per una vita -, a stonare è quel “neretto”.
L’espressione dal sen fuggita sa tanto di padrona bianca delle piantagioni che guarda con superiore indulgenza allo sventurato che la natura ha fatto diverso e perciò destinato all’abuso. Bastoni suprematista bianco dell’Illinois e Kalulu nei panni di Kunta Kinte del pallone proprio non ci sta. E non solo perché l’interista si sarebbe buttato a terra anche se toccato da un ariano puro, ma soprattutto perché lo juventino è un adulto che stava facendo il proprio lavoro ai massimi livelli: chiamarlo neretto lo umilia molto più dell’esultanza del suo persecutore.
Ciò detto, Botteri è una presenza che arricchisce la nostra televisione, anche quando dice una sciocchezza, così come Bastoni è una risorsa del nostro calcio anche se talvolta sbaglia. Sono entrambi vittime del contesto. Il calciatore deve vincere a ogni costo, anche barando, perché il sistema lo vuole così e gli insegna a farlo fin da quando è bambino. Il giornalista progressista, chiamato a dire la sua in una trasmissione dichiaratamente di parte e che non ammette pensiero divergente, si sforza per non tradire l’ingaggio e il conduttore di dire a tutti i costi qualcosa di sinistra, fosse anche la prima che gli viene in mente.
Giovanna Botteri attacca il governo e deraglia: "Deportazione"
"Anche io sono andata". Giovanna Botteri, ospite di In Onda nella puntata di domenica 3 agosto, interrompe cos...Ha vinto Nanni Moretti, che trent’anni fa si scagliava contro il televisore implorando Massimo D’Alema di «dire qualcosa di sinistra». Ora in certi programmi si va solo se si dice qualcosa di sinistra e il povero ospite, nel tentativo di accontentare la platea, si sforza, ci prova e ogni tanto toppa. «Te la meriti, Giovanna Botteri», direbbe oggi un Nanni Moretti di centrodestra, se ci fosse, al tifoso progressista interista che oggi si indigna perla frase della pasionaria.
La tv di oggi troppo spesso è così: per andarci devi funzionare e per funzionare devi dire cose forti, in pochi secondi e senza che necessitino di un ragionamento, perché se le devi spiegare significa che non sono immediate e non arrivano, e quindi il problema è tuo, anzi sei proprio tu, che hai detto una cosa che, per essere capita, ha bisogno della testa del telespettatore e non della sua pancia. Ma se non la devi spiegare, allora puoi dire qualsiasi cavolata, purché a effetto. A pensarci, gli slogan surreali sul referendum della giustizia che hanno infestato questi nostri giorni rispondono alla stessa logica.
Com’era tutto più semplice, Giovanna, in Iraq, quando era la notizia - l’ingresso delle truppe Usa a Baghdad - a tenerti in video e non la sua deformazione. Ora che sei in pensione e che, come hai detto pubblicamente, non vuoi mollare l’osso, devi recitare il copione per restare in prima fila. Non ce ne volere collega, probabilmente nella nostra carriera televisiva, che è un nulla se paragonata alla tua, abbiamo detto, o diremo, di peggio. Ti abbiamo difeso a spada tratta quando sei stata attaccata perché andavi in onda con i capelli arruffati e non tinti e un look che alcuni giudicavano trasandato.
Ci è sembrata una scelta di stile e non certo sciatteria. Ti abbiamo ascoltato con simpatia quando dagli Stati Uniti avevi scambiato Barack Obama per uno statista e, soprattutto, per uno che sull’Europa la pensava diversamente da Trump. Non abbiamo cambiato canale quando poi, da Pechino, ci è quasi sembrato lasciassi trasparire una venatura democratica nel racconto che facevi di Xi Jinping e non ti ha neppure insospettito che la Cina dichiarasse sessantamila morti di Covid in tre anni e segregasse un popolo per quello che probabilmente è l’ammontare dei decessi in meno di una settimana in un Paese con un miliardo e trecento milioni di persone, per lo più anziane. Però su Bastoni dobbiamo mostrarti il cartellino giallo, quello rosso l’hai sventolato tu e te lo sei appeso sulla giacca. Si sa che in Italia la sola cosa che non si perdona sono le gaffe sul calcio. Sarà per questo che, da quando governa Fratelli d’Italia, è più raro sentirti confessare la tua simpatia per la Lazio: qualche amico potrebbe rinfacciarti di condividere la squadra del cuore con qualche camerata...




