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Sigfrido Rannucci? Nessuna censura. E l'unico vero attentato lo ha sventato la Rai

di Alessandro Sallustisabato 11 luglio 2026
Sigfrido Rannucci? Nessuna censura. E l'unico vero attentato lo ha sventato la Rai

2' di lettura

Nessuno ci provi a chiamare in causa la censura. La Rai ha deciso, dopo qualche titubanza, di sospendere in via cautelativa la stagione estiva di Report che avrebbe dovuto iniziare domani e mi pare un atto dovuto per salvaguardare la reputazione dell’azienda e proteggere i telespettatori. Lo avevamo per primi chiesto (“Coraggio Rai, ferma Ranucci”, era il nostro titolo principale di due giorni fa) e ci fa piacere essere stati ascoltati. Non c’è alcun bisogno infatti di attendere le risultanze dell’inchiesta giudiziaria, cioè se Sigfrido Ranucci fosse stato al corrente del finto attentato organizzato dal suo amico faccendiere pluri-pregiudicato Valter Lavitola per alzargli le quotazioni e renderlo intoccabile. Già quello che conosciamo oggi è sufficiente a rendere inconciliabile Ranucci con il ruolo di conduttore di una trasmissione di informazione del servizio pubblico pagata con i soldi dei contribuenti.

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Report, come noi denunciamo da tempo, è una trasmissione fuori controllo, appaltata a un clan privato che rispondeva unicamente al suo guru che oggi si scopre avere avuto ed avere tutt’ora interessi politici precisi, amicizie pericolose e ambizioni personali - politiche - che nulla hanno a che fare con il giornalismo d’inchiesta. In altre parole Report era un plotone di esecuzione privato che agiva in spregio di qualsiasi norma deontologica come raccontato ieri alla collega Hoara Borselli dal super consulente della trasmissione, il noto commercialista Giangaetano Bellavia (scusi dottore, dirlo prima no?). Adesso in molti prendono le distanze.

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