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Sondaggi, "uso politico dei dati": emerge un gioco sporco

venerdì 10 luglio 2026
Sondaggi, "uso politico dei dati": emerge un gioco sporco

2' di lettura

Lo aveva anticipato a L'aria che tira, su La7, ospite di David Parenzo, e ora lo ha ribadito su Il Tempo, con un articolo a tutta pagina. Luigi Crespi continua a sostenere che il racconto fatto dai media sui sondaggi politici non rispecchi la realtà. In particolare, ciò che non torna agli occhi dell'autorevole sondaggista, è la narrazione secondo cui la costante crescita di Roberto Vannacci manderebbe in crisi il centrodestra, spianando la strada al campo largo. 

Per Crespi, "il quadro è ben più articolato" e la partita in Italia è ancora apertissima. Guardando ai numeri, circa metà delle rilevazioni vede in vantaggio, o in una situazione di pareggio, il centrodestra; l'altra metà vede avanti il campo largo. Insomma, nessuna delle due fazioni gode di un vantaggio "rassicurante"; in più tutti i valori sono all'interno del margine di errore statistico. 

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Crespi invita a monitorare con attenzione anche la situazione legata a Futuro Nazionale: un partito che non ha mai avuto "la verifica sul campo del voto di pietra", che non ha una serie storica e che non ha un passato su cui ancorare un risultato. Non solo. Metà degli elettori che ha dichiarato di essere orientata verso Vannacci ha un'opinione positiva di Giorgia Meloni. Non è quindi da escludere che, il giorno delle elezioni, questa fetta di persone decida di optare per il cosiddetto "voto utile" (votando dunque per Giorgia), riportando una parte importante di consenso all'interno della coalizione di centrodestra

C'è poi un punto sul quale invece tutti gli analisti concordano. Giorgia Meloni continua a guidare il primo partito italiano ed è la leader più apprezzata del Paese. Un caso unico in Europa, dove, negli ultimi anni, nessun'altro è stato capace di andare al governo e mantenere i consensi così alti. È chiaro che poi, per il centrodestra, le probabilità di vincere nuovamente le elezioni passeranno in gran parte dalla capacità di tenuta di Lega e Forza Italia. 

Nel campo largo, invece, l'incognita più grande continua a riguardare la leadership. Pensare che Elly Schlein possa rinunciare alla candidatura a Palazzo Chigi, quando il Pd è oltre il 20% (21,5% secondo l'ultima rilevazione di Swg) e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte è fermo a poco più della metà dei consensi (13,1% secondo l'ultima rilevazione), è altamente complicato. Eppure, secondo Crespi, "le ambizioni personali di Conte" potrebbero costituire il primo elemento di instabilità all'interno dell'alleanza. A questo, si aggiunge l'incertezza sulla presenza o meno di alcune forze più piccole che potrebbero risultare decisive. Ecco, in questo senso, non si può certo dire che il comizio di Napoli abbia dato al campo largo un messaggio incoraggiante. 

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