Libero logo

Sigfrido Ranucci, Walter Lavitola rompe il silenzio: "Perché gli ho detto che era un cafone"

venerdì 10 luglio 2026
Sigfrido Ranucci, Walter Lavitola rompe il silenzio: "Perché gli ho detto che era un cafone"

2' di lettura

Ora rompe il silenzio anche Valter Lavitola, indagato come mandato dell'attentato avvenuto lo scorso ottobre nei confronti di Sigfrido Ranucci. Un attentato dai contorni torbidi, tanto che la Rai ha deciso di fermare le repliche estive di Report, il programma condotto da Ranucci su Rai 3. Lavitola rompe il silenzio intervistato dal Tg1, dove respinge ogni accusa e si spende in alcune rivelazioni sui sondaggi che propose proprio a Ranucci per spingerlo a valutare un suo ingresso in politica.

Intervistato nell'edizione delle 20 del Tg1, l'imprenditore respinge con ironia le ricostruzioni che collegano il presunto attentato alla vicenda dei sondaggi. "Un attentato come atto di amicizia per promuoverlo come possibile candidato futuro del campo largo? Faccio presente che l'attentato è stato fatto a ottobre e il sondaggio è stato fatto a giugno, quindi sarei stato proprio un imbecille oppure ho sbagliato il calendario". E aggiunge: "E peggio ancora se l'avessimo organizzato io e lui assieme: saremmo stati due deficienti, non solo uno".

Le sue parole arrivano mentre proseguono le indagini sull'episodio avvenuto davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia. Secondo gli accertamenti degli investigatori, Lavitola avrebbe acquistato un biglietto aereo con destinazione Africa. In Camerun si troverebbe anche il suo factotum, considerato dagli inquirenti l'anello di collegamento tra l'imprenditore e i quattro presunti esecutori materiali dell'azione, già finiti in manette.

Attentato a Ranucci, Giovanni Donzelli: "Spero di non avere amici come Lavitola"

L'amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola solleva numerosi interrogativi. In particolare dopo l'accusa f...

Nel corso dell'intervista, Lavitola ha anche ricostruito la vicenda dei sondaggi che coinvolgevano il volto di Report. "Nell'ambito di quelli che sono gli ambienti dell'internazionali democratici, socialisti, dove io ho militato tutta la vita e ho ancora diversi contatti, sono riuscito a vedere un sondaggio per potenziali e attuali leader della sinistra di tutta Europa. Tra questi c'era pure il nome di Sigfrido", ricorda. Da qui il racconto del pranzo con Ranucci e dei successivi scambi: "Un giorno l'ho invitato a pranzo e glielo ho raccontato. Lui mi ha mandato a quel paese pensando quasi che scherzassi. Io ho insistito un po', anche per messaggio. La Procura sicuramente l'avrà già letto. Fine delle trasmissioni. Però gli ho detto che era un cafone. Che ti costa ammettere se è così, hai paura?, l'ho sfidato. E lui mi ha corretto quattro domande".

Infine un passaggio sul collaboratore attualmente all'estero. Alla domanda sulla sua posizione, Lavitola ha replicato: "Fornirò alla Procura gli elementi che spiegano tutto: a questo punto non so se sperare che rientri o che non rientri Ma mi ha detto che sarebbe rientrato".

Sigfrido Ranucci, FdI gela Report: "Segnaliamo una curiosa amicizia"

Una storia di bombe, amicizie e caccia alle streghe. Il caso dell'attentato a Sigfrido Ranucci sta assumendo dei tra...