No, non ci meraviglia più nulla e magari neppure se leggeremo che qualcuno vorrà candidare il centro sociale Spint Time al Nobel per la pace. In questo mondo accaldato ogni tanto si alza qualche vip a dire la sua, e l’edificio occupato indisturbato per tredici anni a Roma diventa biglietto da visita essenziale per consacrare se stessi. Anche se si è noti, anzi ancora di più, perché ti prende la mania dell’egocentrismo, i brividi sulla schiena, torni al centro dell’attenzione. E così nuova vita allo stabile che ha preso fuoco con le famiglie occupanti sgomberate per il pericolo che correvano e che nonostante tutto vorrebbe rientrare su spinta degli attivisti occupanti. Ma non si può e quindi esplode il dolore, che a volte è finzione cinica. Ieri, i buoni dello Spin Time, nella loro guerra a chi pretende legalità hanno ricevuto una solidarietà importante, quella del regista britannico Ken Loach, che alla bella età di novant’anni si è commosso contro un destino triste. Poi, anche un murales artistico, autrice Laika, che ha pensato bene di piazzarlo di fronte alla sede di Sgr, il fondo che è proprietario dell’edificio. Come le patatine, non bastano mai. La cultura italiana, poi quella internazionale: il segnale “artistico” è che le leggi non si rispettano, si torna al tempo della proprietà vista come un furto e si occupa tutto. Poi quel che succede all’interno del locale - che appunto si è incendiato - non conta: tredici anni senza un controllo.
Dopo il principio d’incendio dello scorso 29 luglio, lo stabile è stato dichiarato inagibile, posto sotto sequestro e gli abitanti (circa 400 persone, molte famiglie con minori) sono fuori da quasi due settimane, in tenda sul marciapiede. E ieri, dopo le passerelle dei giorni scorsi, sono arrivati due segnali mediatici forti: il messaggio di solidarietà di Ken Loach («Bella ciao non mi è mai sembrata così bella», ricordo della sua visita del 2023); l’opera di Laika: una tenda degli sfollati piazzata davanti alla sede di Investire Sgr con una ragazza che regge uno scudo “Spin Time” trafitto dalle frecce di «speculazione, repressione e abbandono». «Voglio dare un segnale alla proprietà dell’immobile», dice l’artista. «La lotta per Spin Time non si ferma. Troverete tende ovunque se sarà necessario. Mettere fine a questa esperienza significherebbe uccidere un meraviglioso esempio di rigenerazione urbana, un progetto che offre una risposta concreta alle carenze sociali e culturali della città di Roma. Non possiamo permetterlo. Spin Time deve tornare pubblico!».
Come se fosse cosa loro... In realtà è la solita storia italiana, laddove si pretende di sostituirsi illegalmente allo Stato nel nome di un fantasioso “diritto all’abitare” a suon di occupazioni abusive. La solidarietà artistica e intellettuale (Loach, Laika, e prima anche Giorgio Parisi) funziona come volantino propagandistico e cassa di risonanza, ma non risolve il nodo di fondo: un’occupazione prolungata per oltre un decennio senza regolarizzazione significa che le istituzioni hanno di fatto tollerato una situazione di illegalità, finché un evento imprevisto (l’incendio) non ha reso tutto più difficile da gestire.




