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Jannik Sinner, il retroscena di Darren Cahill: "Dobbiamo stare attenti"

di Lorenzo Pastuglialunedì 10 agosto 2026
Jannik Sinner, il retroscena di Darren Cahill: "Dobbiamo stare attenti"

2' di lettura

"Il mio ginocchio destro mi sta dando qualche fastidio". Jannik Sinner ha rinunciato al Masters 1000 di Cincinnati e continua a lavorare in Italia in vista degli Us Open. Una scelta precauzionale che conferma la priorità data dal numero uno del mondo alla condizione fisica, ma nel frattempo emerge anche un lato decisamente più leggero della sua vita lontano dal campo. A raccontarlo è Darren Cahill, storico coach di Sinner, nel libro di Matthew Futterman The Cruelest Game: Chasing Greatness in Professional Tennis. 

Anche quando si tratta di giocare a carte, infatti, Jannik non sembra avere intenzione di lasciare spazio agli avversari. La specialità è il burraco e Cahill scherza proprio sulla competitività dell'azzurro: "Dobbiamo stare attenti a Jannik. È un po' uno da giochi di prestigio. Ogni tanto sparisce qualche carta mentre giochiamo e bisogna tenerlo d’occhio". Il problema, però, è che Sinner avrebbe un difetto difficile da nascondere: la faccia. "Di solito, quando sorride sappiamo che qualcosa non è filato liscio, che qualcosa è stato sostituito", racconta Cahill. Tanto da arrivare alla battuta più pesante: "Lo caccerebbero da un casinò di Las Vegas abbastanza in fretta".

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Dietro l'ironia, però, c'è il ritratto di un campione estremamente competitivo, qualità che emerge soprattutto quando torna sul terreno che conta davvero, quello del tennis. Cahill racconta infatti come Sinner reagisca alle sconfitte: "Certo, subito dopo aver perso è deluso, come è normale che sia. Ma già il giorno successivo riceviamo una telefonata: 'Va bene ragazzi, cosa facciamo adesso? Quando torniamo in campo? Su cosa lavoriamo? Qual è il prossimo obiettivo? Cosa dobbiamo migliorare?’". È probabilmente questo il particolare più interessante del racconto: la capacità di trasformare rapidamente una delusione in lavoro. Una mentalità che, secondo il suo coach, rappresenta una delle armi principali del numero uno.

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