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Fratoianni è stufo di Schlein e Conte

di Pietro Senaldilunedì 10 agosto 2026
Fratoianni è stufo di Schlein e Conte

4' di lettura

Tra i due litiganti, il terzo si scoccia. Nicola Fratoianni è un leader a due facce. Estremamente improbabile, per non dire terrificante, quando parla dei suoi programmi per risollevare l’Italia, dalla patrimoniale all’immigrazione incontrollata, fino all’esplosione del debito pubblico per finanziare un’economia di sussistenza. Molto concreto, a tratti lucidissimo, nella politica politicante e nel gioco del consenso, dalle relazioni di potere dentro il campo largo alla scelta di figurine da due soldi da candidare che lui trasforma in miniere di voti. Non a caso in questa legislatura ha raddoppiato il peso di Avs, dal 3,6% ottenuto alle Politiche 2022 al potenziale 7% del quale lo accreditano molti sondaggisti oggi.

AVVERTIMENTO AI SOCI
Ebbene, il capo di Sinistra Italiana ha approfittato della chiusura dell’attività parlamentare per lanciare un chiaro messaggio ai duellanti del campo largo, Elly Schlein e Giuseppe Conte, la prima impegnata nella sua consueta eclissi estiva, il secondo occupatissimo in giro per l’Italia a promuovere se stesso e il suo libro auto-agiografico, prima che esca quello della sindaca di Genova, Silvia Salis. Basta, non se ne può - e soprattutto non ne posso più - dei personalismi di quei due, è lo sfogo che, in sintesi il bel Nicola, folignate d’azione, ha consegnato a Sergio Casagrande. Il brillante direttore del Corriere dell’Umbria, il giornale di casa dei “Fratolotti”, Fratoianni è sposato con la compagna Elisabetta Piccolotti, poi divenuta anche collega, con questa intervista scoop oggi in uscita in doppia pagina si candida a condurre il dibattito politico nel campo largo della settimana che ci porterà alla pausa di Ferragosto.

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Posto davanti alla scelta tra Elly e Giuseppi, il leader di Sinistra Italiana prima ha fatto il diplomatico, spiegando che «sono entrambe figure che hanno tutti i titoli per candidarsi al governo del Paese». Poi, incalzato da Casagrande, nel timore che il naso gli diventasse troppo lungo, ha detto quel che pensa davvero: «Serve responsabilità da parte di entrambi, la guida del campo largo non è una corsa podistica.

Il tema di chi arriva primo e vince le primarie non può essere prioritario rispetto all’obiettivo di vincere le elezioni». Fratoianni non la può dire tutta, ma già così quel che pensa è piuttosto chiaro: con la loro rivalità spinta, sia la leader del Partito democratico sia quello del Movimento 5 Stelle stanno perdendo credibilità, danno l’idea di tenere più al proprio successo personale che ai destini della sinistra e, se vanno ancora avanti di questo passo, finiranno per indebolire la coalizione.

E poi, provoca il folignate, chi l’ha detto che l’onere di guidare l’Italia debba toccare necessariamente a uno dei due? «Anche Avs può esprimere una propria candidatura; anzi, dal mio punto di vista, in base a quelle che sono le nostre priorità programmatiche, il profilo ideale per guidare il Paese lo abbiamo noi».

Un’auto-candidatura? Piuttosto forse un modo per far capire che anche lui, come la Cgil di Maurizio Landini, ha in dotazione un buon pacchetto di voti con cui può direzionare l’esito delle primarie. Anche perché, rileggendo le sue dichiarazioni sulla competizione Schlein-Conte, come dargli torto?
«Se dovesse crescere la percezione (che quindi già c’è ed è acclarata; ndr) che non si riesce a sciogliere un nodo che ha a che fare solo con ambizioni personali, comunque legittime, potrebbe nascere un problema nel far comprendere l’efficacia di una proposta alternativa», chiosa Fratoianni, facendo capire che il campo largo non solo è in ritardo, ma ha usato in maniera controproducente il tempo dalla vittoria nel referendum sulla giustizia, a marzo, a oggi.

«Non si può più restare fermi in attesa che si risolva la questione della leadership», è l’appello finale; e per una volta si intravede una convergenza tra Sinistra Italiana e quel che pensa Dario Franceschini: fuori questi due piantagrane, puntiamo su un terzo. L’eterno (ex) ministro della Cultura dem pensa a Pierluigi Bersani, riedizione postuma del noto tentativo di sintesi Pd-M5S che segnò la fine politica dell’ex segretario; Elly non lo vuole, i grillini nicchiano, chissà Fratoianni che giudizio ha della boutade... Per fare cosa? Qui forse può venire in soccorso una rilevazione diffusa dall’istituto demoscopico Analisi Politiche sui valori non negoziabili dell’elettorato di Avs, che Nicola conosce a menadito.

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Alla domanda a quale cavallo di battaglia il partito non può assolutamente venire meno in nome del campo largo, la stragrande maggioranza dei militanti intervistati ha risposto che cambierebbe il voto in caso venisse accettato un inasprimento delle politiche sull’immigrazione o si facessero passi indietro nelle battaglie sui diritti civili. Temi che alla base di Fratoianni stanno più cari perfino del salario minimo, della lotta al nucleare e dei finanziamenti all’Ucraina. Forse anche per questo Conte e Schlein nicchiano e non è ancora stata scritta una riga sul programma comune: il campo largo rischierebbe di dividersi in tre.

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