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Maldini, la rivelazione: "Perché non creiamo più giocatori di talento"

di Lorenzo Pastuglialunedì 10 agosto 2026
Maldini, la rivelazione: "Perché non creiamo più giocatori di talento"

2' di lettura

"Tecnicamente siamo un Paese che non crea più giocatori di talento". Paolo Maldini va dritto al punto quando parla del calcio italiano, in una intervista al Corriere della Sera, e individua nei settori giovanili il problema principale di un movimento che da anni fatica a produrre calciatori capaci di fare la differenza. Una situazione osservata da vicino durante gli anni trascorsi nelle giovanili rossonere dai figli Christian e Daniel: "Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l'hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica. Se un ragazzo ha talento, è un problema”.

Il percorso secondo l’ex capitano dovrebbe essere ribaltato. Prima il pallone, poi la tattica. Ma la ricostruzione dovrebbe riguardare anche il sistema professionistico. L'ex difensore propone "regole che spingessero i calciatori italiani a giocare nelle squadre di serie A, B e C", pur riconoscendo i limiti imposti dalle norme europee. E indica un altro punto debole: la formazione degli allenatori. "Oggi un allenatore che segue i ragazzini tra i 10 e i 14 anni prende mille euro al mese, deve avere un secondo lavoro — le sue parole — Bisogna aiutarli, perché quella è l'età decisiva".

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Sono idee che Maldini avrebbe voluto portare anche all'interno della Federazione, nel ruolo di direttore tecnico dell'Italia. Il progetto, però, si è fermato prima di partire dopo la rottura del "rapporto basato sulla fiducia" con il presidente della Figc Giovanni Malagò. Ora il compito passa a Claudio Ranieri. Maldini ne riconosce il valore: "Avere una figura come Ranieri è un plus, qualcosa di eccezionale". Ma avverte: "Il lavoro da fare è enorme”. La questione, però, resta più ampia della Nazionale. Perché se il calcio italiano vuole tornare competitivo deve prima ritrovare i suoi giocatori.

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