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Minacce a Sigfrido? Una messa in scena

di Serenella Bettinmercoledì 12 agosto 2026
Minacce a Sigfrido? Una messa in scena

3' di lettura

Parafrasando Leonardo da Vinci verrebbe da dire che è scarso quel discepolo che non superi il suo maestro.
Ma, c’è un principio, quasi sacro, che insegnano quando uno inizia a prendere confidenza con il mondo del giornalismo e viene - come dire - buttato in acqua, che è quello che la notizia è più importante del giornalista. E che sarebbe meglio per un cronista, mai diventare un’Ansa. Adriano Cappellari, invece, giovane giornalista vicentino, uno a cui piace scavare nel marcio, e che non si arrende dinanzi a niente, uno che aveva collaborato anche con Report, era forse talmente immerso nella parte, che non ha più capito quale fosse la notizia, chi fosse il giornalista, e non solo la notizia l’ha creata, ma lui stesso è diventato tale. Per ben due volte.

La prima quando, nella notte tra il 30 e il 31 maggio scorsi, aveva denunciato un attentato incendiario davanti casa. Qui ricevette la solidarietà di tutti, giornalisti, politici, della premier Giorgia Meloni. La seconda quando due settimane fa, abbiamo scoperto che in realtà quell’attentato se l’è fatto da solo. E ieri un altro risvolto. La lettera minatoria contro Sigfrido Ranucci, recapitata a un fornaio di Enego, paesino di millecinquecento anime, dove il presunto apprendista “artificiere” vive, sarebbe stata scritta da Cappellari stesso.
Riavvolgiamo un attimo il nastro. Il 20 agosto si sarebbe dovuta tenere a Enego la presentazione del libro di Ranucci, Il ritorno della casta.

Un evento annullato proprio per via di una lettera minatoria: «Fate saltare l’appuntamento a Enego con Sigfrido Ranucci altrimenti facciamo saltare lui». Dinanzi a queste minacce il sindaco del paesino vicentino, Marco Frison, aveva ritenuto opportuno cancellare la presentazione del libro, per «la necessità di ricostituire un clima di serenità in paese» e precisando che tale scelta non comportava «alcuna valutazione sulla persona dell’ospite». Il nuovo retroscena però, come riporta Il Giornale di Vicenza, parrebbe essere proprio questo: ossia che quella lettera sia stata inviata da Cappellari stesso. L’ipotesi sarebbe emersa durante un interrogatorio avvenuto la settimana scorsa, davanti alla pm di Vicenza, Alessia Grenna.

Secondo la ricostruzione, il giovane avrebbe ammesso di essere l’autore della lettera, che era stata recapitata al fornaio di Enego, pochi giorni prima delle perquisizioni nella sua abitazione. Ma la triste storia in realtà è ben più ampia. Per mesi il giovane cronista in prima linea, aveva raccontato di essere oggetto di lettere minatorie a lui, alla premier Giorgia Meloni, al sacerdote anti-camorra, don Maurizio Patriciello, che gli era sempre rimasto accanto. Poi però il 29 luglio scorso arrivò la botta. Peggio della bomba. La procura vicentina diramò un comunicato che indicava Cappellari come indagato per incendio, calunnia, simulazione di reato, procurato allarme e truffa in danno di ente pubblico. Avrebbe fatto tutto lui. Ossia, secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Bassano del Grappa, l’ordigno se lo sarebbe fabbricato e anche piazzato davanti casa.

A tradirlo proprio i suoi acquisti fatti su internet, quelle quattro cartucce di gas e quelle sei bottiglie da un litro di alcol etilico. Inoltre l’altezza di quella «persona travisata da una tuta», che si vede dalle immagini di video sorveglianza di quella notte, sarebbe compatibile con quella di Cappellari. Dopo quell’“attentato” - le virgolette sono d’obbligo il giovane cronista era stato messo sotto scorta. E dopo la collaborazione con Report, a suo dire, erano partiti gli attacchi nei suoi confronti. È nel gennaio 2025 che Cappellari fa una segnalazione al programma per una vicenda riguardante la precedente amministrazione comunale di Enego. Per quanto riguarda invece l’attentato incendiario, dopo varie pressioni, Cappellari i giorni scorsi ha confessato di aver organizzato e simulato tutto. Che dire. A noi piace ancora il giornalismo di una volta, quello dove le notizie uno non le impacchetta, ma se le va a cercare.