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San Paolo camerata

"San Paolo non è un camerata". Undici sacerdoti della Fondazione Interesse Uomo, che opera tra Basilicata e Sicilia, lo scrivono a Roberto Vannacci
di Lucia Espositogiovedì 20 agosto 2026
San Paolo camerata

1' di lettura

«San Paolo non è un camerata». Undici sacerdoti della Fondazione Interesse Uomo, che opera tra Basilicata e Sicilia, lo scrivono a Roberto Vannacci che, a inizio agosto, parlando di sussidi ai migranti, aveva citato «il camerata San Paolo: chi non lavora, neppure mangi». Hanno ragione i preti: Paolo di Tarso non marciava, al massimo cadeva da cavallo. La citazione è esatta, e piacque tanto a Lenin da finire nella costituzione della Russia bolscevica del 1918. C'è chi ancora la attribuisce a lui. Nel 1970 la portò a Sanremo Adriano Celentano: chi non lavora non fa l'amore. Camerata per il generale, compagno per i bolscevichi, molleggiato sul palco: povero San Paolo, arruolato da tutti, lui che si lasciò arruolare soltanto da Uno più grande. E fu decapitato dal potere, mica ci andò a braccetto. Le sue parole erano un richiamo fraterno in una comunità che spezzava il pane insieme, non un programma di welfare. Se proprio si vuole citarlo, suggeriamo l'inno alla carità: quello sì che manca, nei comizi e altrove. Ma amare è più difficile che vannacciare.