Libero logo

Ci mancava Richard Gere contro i centri in Albania...

Pretty Migrant, anche se la storia non finirà con Richard Gere che si sposa una clandestina incontrata su un barcone. L’attore si gode la vecchiaia e i figli piccoli, che ha fatto a settant’anni
di Pietro Senaldimartedì 6 ottobre 2026
Ci mancava Richard Gere contro i centri in Albania...

3' di lettura

Pretty Migrant, anche se la storia non finirà con Richard Gere che si sposa una clandestina incontrata su un barcone. L’attore si gode la vecchiaia e i figli piccoli, che ha fatto a settant’anni. Lui può, perché è una star ultramilionaria e questo va a suo merito. Nulla da dire, è talmente nell’Olimpo che non si può neppure invidiarlo. Ogni tanto però, debolezze umane, perfino lui si ricorda di essere fatto di carne e ossa e scende tra gli ultimi. Non per occuparsi davvero di loro, piuttosto per benedirli da pontefice laico quale si atteggia.

Tutto il mondo, democratico e non, con i suoi Stati Uniti in testa, combatte con ferocia l’immigrazione illegale. Compreso Pedro Sanchez, premier dimissionario della Spagna, terra d’elezione dell’american gigolo da che ha sposato Alejandra, trentatré anni meno di lui. Richard però, che alla donna, attivista e collaboratrice di Open Arms già prima di incontrarlo, deve la sua conversione umanitaria, se la prende solo con l’Italia, soprattutto quando al governo c’è il centrodestra.

L’ultima intemerata è stata ieri, in un video registrato per ActionAid, organizzazione internazionale nata nel Regno Unito che si occupa di povertà e disuguaglianze ma che in Italia si dedica più che altro al contrasto delle politiche migratorie del governo. «La paura sta sostituendo la compassione. Le persone a numeri, problemi o minacce. La detenzione e l’invio di persone oltre i confini europei vengono presentate come soluzioni normali. Quel che accade in Italia potrebbe diventare un modello per il modo in cui la Ue gestirà l’immigrazione in futuro», è il messaggio dell’attore.
Un attacco diretto, quanto imboccato, ai centri di rimpatrio in Albania previsti dal nostro governo. «Siamo tutti migranti, difendiamo la nostra umanità finché siamo in tempo».
Ma tutti chi, caro Richard?

Non basta sparare saltuariamente a favore di telecamera contro i tentativi italiani di arginare l’immigrazione clandestina per sentirsi ufficialmente un gentiluomo. Tanto meno se lo si fa raccontandola come non è, cosa accaduta nel giugno scorso, quando Gere ci accusò di aver fatto «una legge che rende illegale aiutare chi sta annegando in mare», e ci rinfacciò di essere indegni delle nostre radici cristiane.
Gli attori non sono dei geni. Ripetono molto bene frasi che gli ordinano gli altri di dire. Siamo forse noi a dare loro troppo importanza, perché sono belli e ricchi e ci appaiono deformati, attraverso i personaggi che interpretano. Però sono vip e fanno notizia, specie quando dicono castronerie. Richard, che vive lunghi periodi in Spagna, nelle sue mirabili dimore, aveva altro a cui pensare un paio di mesi fa, quando Sanchez ricacciò a casa loro decine di migliaia di disperati che avevano raggiunto Ceuta a nuoto.

Quando però c’è in ballo l’Italia, l’ex sex symbol si sente Papa Francesco, che forse ambisce a interpretare sul grande schermo, e interviene con indiscutibile presenza scenica. A farne le spese fu Matteo Salvini, nel 2019, quando era ministro dell’Interno. Gere era in vacanza dalle nostre parti e, con un’imbarcazione privata, salpò per portare viveri e generi di conforto alla nave Open Arms, che incrociava al largo di Lampedusa. «I politici, anziché aiutare queste persone, le demonizzano. Ma loro sono angeli e io voglio stare con gli angeli». Naturalmente qualcuno lo prese sul serio, per lo più i giornalisti e i magistrati. Seguirono infatti interviste adoranti e perfino l’invito a testimoniare nel processo che la magistratura intentò al leader della Lega per sequestro di persona. La star hollywoodiana, che è paracula ma non scema, accampò scuse e impegni, e diede buca due volte, evitando che qualche italiano di centrodestra si stufasse di lui e non guardasse più i suoi film. Ma probabilmente a metterlo in fuga è stata la risposta che gli diede Salvini a stretto giro di posta: «Portati a Hollywood questi angeli». Richard è americano, non è pratico dell’Italia. Avrà temuto che anche da noi, come dalle sue parti, alle parole seguano i fatti e si è dileguato. Salvo riapparire sette anni dopo, riempiendoci di parole di biasimo alle quali non farà seguire azioni utili agli angeli che gli stanno a cuore.