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Le prove dei tre conti correnti di Lavitola in Montenegro

di Giacomo Amadorivenerdì 9 ottobre 2026
Le prove dei tre conti correnti di Lavitola in Montenegro

5' di lettura

Ecco la prova dell’esistenza del conto corrente di Valter Lavitola in Montenegro. Anzi i conti potrebbero essere addirittura tre. Infatti, sembra che «l’amico fraterno» di Sigfrido Ranucci abbia aperto più depositi nella filiale della Hipotekarna Banka di Budva. Un lusso per chi in Italia si è visto sequestrare 30 euro su una Postepay a causa di un debito multimilionario con l’Erario italiano. Delegato a operare sui conti è Srdjan Kuljaca, imprenditore nel settore turistico, veterano della guerra di Bosnia e amico di vecchia data del faccendiere. I due si sono conosciuti durante le battute di caccia organizzate dall’albergatore montenegrino nei Balcani.
Kuljaca, verso metà settembre, aveva inviato un vocale in cui annunciava all’ex compagna di Lavitola, Natalia Potenza, una sua imminente trasferta in Italia per fare il punto sui conti dell’ex direttore dell’Avanti! nel Paese balcanico.

Ma alla fine il factotum di Lavitola ha cambiato programma e adesso sembra pronto a inviare in Italia con un corriere gli estratti conto dell’ex sodale. Nel frattempo (due o tre giorni fa) dovrebbe avere spedito a Roma il tablet bianco di Lavitola che gli era stato recapitato in Albania, il 19 agosto scorso, dall’aiuto chef del Cefalù bistrò, l’albanese Ermir Gourluge, detto Miri. Non ha, però, ancora ricevuto la conferma della consegna. Il dispositivo è stato intercettato? Oppure è stato fatto sparire per evitare problemi? Il contenuto del dispositivo resta un mistero, come il motivo per cui sia stato spedito all’estero dopo l’arresto di Lavitola.
La Potenza ha assicurato a chi scrive che appena lo riceverà lo consegnerà ai carabinieri.

Anche i conti di Lavitola in Montenegro sono un capitolo fondamentale nell’inchiesta sulla bomba esplosa davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, dal momento che non si può escludere che siano stati prelevati da quei rapporti bancari i denari che sono stati utilizzati per pagare gli esecutori materiali dell’attentato.
Il 19 giugno scorso Lavitola è volato per l’ultima volta, prima dell’arresto, a Budva, vivace località costiera montenegrina (il suo buen retiro), insieme alla «fidanzata» Adriana Linhares de Lucena. Questo giornale ha rivelato che in quegli stessi giorni Lavitola stava facendo da intermediario per la vendita alla Macos Srl (società di proprietà di un amico costruttore, l’italo-romeno Marius Neagu) di due terreni: un frutteto di 2.279 metri quadrati e un altro appezzamento di 477, beni immobili situati a Sveti Stefan (minuscolo ed esclusivo isolotto-resort pensato per la tranquillità e il lusso) e nella vicina Budva. Il «contratto di opzione per compravendita di terreni» per un valore che avrebbe dovuto aggirarsi sui 300.000 euro è stato consegnato dalla Potenza ai pm di Roma.

Sulla carta la società venditrice sarebbe dovuta essere la Italian investment, diretta da Jelena Kuljaca, moglie di Srdjan. L’immobiliare è controllata da una ditta italiana, l’Artemide estate srl, riconducibile al sessantottenne spezzino Giovanni Battista Rosa, il quale ci ha spiegato di non essere stato informato dai suoi manager della trattativa in corso. Alla richiesta di spiegazioni, Srdjan avrebbe risposto che, a giugno, aveva avuto con Lavitola solo un rapido scambio di saluti. Diversamente rispetto alle sue precedenti trasferte, non si sarebbe fermato nella struttura gestita dallo stesso Kuljaca, imprenditore, come detto, specializzato nell’organizzazione di battute di caccia (la passione di Lavitola), pesca e ritiri spirituali.

Il faccendiere, con la sua amante, avrebbe preferito un soggiorno più riservato e, solo a fine viaggio, avrebbe presentato la sua Adriana a Srdjan, nei pressi di un hotel, poco prima di recarsi in aeroporto. Per quale motivo Lavitola abbia scelto di incontrare in modo quasi carbonaro l’uomo delegato a operare negli istituti di credito in sua vece, non è dato sapere. I documenti in possesso di Libero si riferiscono a una lista movimenti in euro del conto corrente numero 520032000010259717 (dedicato a cittadini non residenti) della Hipotekarna Banka.

Il rapporto è stato aperto il 23 febbraio 2021. L’estratto a nostra disposizione copre il periodo dall’ 1 gennaio al 5 ottobre 2026. Le operazioni, in dieci mesi, compresi i due passati a Rebibbia da Lavitola, hanno portato a un saldo finale di 4.837,90 euro, a fronte di addebiti per 17.059,20 euro e accrediti per 12.227,36 euro. Sul conto è presente, come detto, una delega a favore di Kuljaca, mentre Lavitola è identificato come il beneficiario. Il suo nome compare in numerose operazioni finanziarie registrate nell'estratto. Nell’elenco sono indicati ripetuti trasferimenti per la copertura di passività provenienti da altri rapporti finanziari. Nelle pagine in nostro possesso vengono menzionati altri due conti riconducibili a Lavitola: il 520585000000173843 (indicato nella causale di un addebito) e il 520036000003326345 (associato a un'operazione dell’1 luglio 2026).

Nell’estratto conto sono citate transazioni per importi di 2.247,15 euro, 4.722,35 euro e un’operazione di addebito per «obblighi diversi». Risultano versamenti diretti a favore di Lavitola per la copertura o la riscossione di obbligazioni. Sono state effettuate anche operazioni di conversione valutaria (tra cui una transazione da 43,88 euro effettuata il 22 giugno 2026 e altre operazioni di questo tipo risalenti all'11 giugno 2026) e almeno una transazione legata a servizi. Il 22 giugno 2026 è stato registrato un deposito sul conto corrente a suo nome per un valore di 250,18 euro. Dai documenti non emerge che Lavitola possieda conti in altri istituti di credito, ma compaiono transazioni con Banca Sella, UniCredit e una filiale albanese della Banca commerciale nazionale: si tratta probabilmente di prelievi bancomat. Le spese includono pagamenti a favore di diverse attività commerciali: per esempio un paio di pasticcerie, un ristorante, un hotel, un negozio di abbigliamento sportivo, Amazon, una compagnia di telecomunicazioni albanese e un distributore di benzina.

Purtroppo non siamo riusciti a vedere i movimenti del 2025, cruciali per comprendere se l’attentato a Ranucci sia stato pagato con i soldi provenienti dal Montenegro. Rosa ci riferisce la versione ufficiale di Srdjan: «Gli altri conti bancari non esistono, sono conti d’appoggio per bonifici esteri. Comunque le cifre che sono girate sono modeste». Srdjan ha risposto negativamente alla nostra richiesta di mostrare gli estratti conto completi. Dobbiamo fidarci sulla parola. Rosa conclude: «Per usare un’espressione di Umberto Eco nel Nome della rosa Lavitola è “carne bruciata” per tutti quelli che lo conoscono e che non hanno avuto impicci con lui, ovvero io, Srdjan, Natalia ecc... credo che i movimenti del conto è bene che vengano acquisiti con una rogatoria internazionale, il saldo, a oggi, dimostra quanto ho già detto, ovvero che il tesoro di Lavitola (ammesso che esista) non è in Montenegro». Peccato che le carte che servirebbero a dimostrare tale assunto siano ferme a Budva e che nessuno ce le voglia mostrare.