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Cosa è successo nella redazione di Report: le motivazioni del giudice inchiodano Ranucci

venerdì 9 ottobre 2026
Cosa è successo nella redazione di Report: le motivazioni del giudice inchiodano Ranucci

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"Si deve ritenere accertato, quanto meno in questa fase tenuto conto dei tempi ristretti imposti da un'istruttoria necessariamente sommaria, che, a conferma delle motivazioni pur genericamente espresse nel provvedimento datoriale del 28 agosto 2026, le vicende legate al caso dell'attentato che man mano emergevano dagli articoli di giornale e il clamore che queste suscitavano sugli organi di stampa, avevano creato nell'ambito della redazione un clima di tensione che incideva sul proficuo operare della stessa, tanto che diversi redattori avevano sentito la necessità di manifestare tale disagio non solo al responsabile del programma dottor Ranucci ma anche, per saltum, al superiore gerarchico di quest'ultimo".

E' quanto scrive il giudice del lavoro del Tribunale di Roma Donatella Casari nell'ordinanza con cui ha rigettato il ricorso urgente presentato da Sigfrido Ranucci contro la rimozione dalla conduzione di Report decisa dalla Rai a fine agosto. ''Il malessere manifestato da più giornalisti membri della redazione è stato confermato, seppur con diversi accenti, dal medesimo dottor Ranucci, parimenti sentito in udienza, il quale ha sul punto dichiarato: 'Si erano lamentati con me, anzi avevano fatto presente la necessità di sopportare insieme la pressione mediatica e puntellare la mia posizione tramite una riorganizzazione. Sentivano la pressione mediatica e quindi mi avevano coinvolto essendo loro responsabile. Avevano bisogno di puntellare Report intorno la mia persona perché per 20 anni avevo garantito l'esistenza del programma''', si legge nel provvedimento.

I legali dell'ex conduttore di Report respingono però il verdetto: "Prendiamo atto della decisione del Tribunale di Roma, che rispettiamo ma che non condividiamo.La decisione cautelare non esaurisce una vicenda che pone questioni centrali sul rapporto tra potere organizzativo, autonomia professionale e libertà dell’informazione nel servizio pubblico.Valuteremo il provvedimento e le ulteriori iniziative da assumere nelle sedi competenti", affermano in una nota gli avvocati Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita. "Le decisioni dei giudici si rispettano. Le battaglie di principio, quando si ritengono giuste, si continuano", concludono. Infine, lo stesso conduttore ha commentato il verdetto: "Che io rispetti la sentenza del giudice è ovvio: mi sono sempre battuto per l'indipendenza della magistratura e battersi per un valore del genere non significa togliersi la maglietta quando non ti fa comodo per poi rimetterla all'occorrenza. Quindi ne prendiamo atto: è una decisione che ha abbracciato l'idea secondo cui il clamore mediatico può arrivare a far sostituire un conduttore con una redazione che ha subito delle pressioni e che, di conseguenza, non vi sia la prova che i dirigenti Rai abbiano subito un'influenza diretta da parte della politica. Accetto serenamente questa sentenza".