Roma, 16 mag. (Adnkronos) - Negli ambienti del Quirinale si rileva come sulla stampa abbia avuto oggi rilievo "un tema non nuovo sollevato polemicamente gia' nel passato: quello relativo al reato di 'offese all'onore o al prestigio' del Presidente della Repubblica". La contestazione in tal caso di eventuali ipotesi di reato, "avviene del tutto indipendentemente da ogni intervento del Capo dello Stato, che non e' chiamato a dare alcun parere ne' tantomeno autorizzazione all'autorita' giudiziaria che ritenga di assumere iniziative ai sensi dell'articolo 278 del codice penale". "Anche se taluni mostrano di ignorarlo -si fa notare ancora in ambienti del Quirinale- il Presidente Napolitano gia' anni fa ribadi' come in ogni caso spetti a chi ha potere di iniziativa legislativa, e dunque non al Capo dello Stato, proporre l'abrogazione di quella disposizione del codice. E per una decisione su proposte del genere e' sovrano il Parlamento". "Resta peraltro come problema reale di costume politico e di garanzia democratica -si fa notare tra l'altro- quello della capacita' di distinguere tra 'liberta' di critica e cio' che non lo e", come gia' disse il Presidente Napolitano nel 2009, 'nei confronti di istituzioni che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica', specialmente quando si scada in grossolane, ingiuriose falsificazioni dei fatti e delle opinioni".




