Roma, 17 ott. - (Adnkronos) - Voglio farmi fuori a tutti i costi, mi attaccano da tutte le parti e con un'accelerazione mai vista...In queste ore l'angoscia di essere arrestato si sarebbe fatta più forte. Silvio Berlusconi vede sempre più concreta la prospettiva di andare in galera una volta decaduto. E a chiunque gli parli dei suoi guai giudiziari avrebbe confidato la forte preoccupazione di restare con il cerino in mano e una leadership dimezzata. Resisto anche se ho tutti contro, di certo non scappero' da chi mi vuole far fuori, va ripetendo il Cavaliere, assicurando che non fara' la fine di Craxi, perche' mai lascera' il Paese in caso di arresto. Le procure di Napoli e di Milano fanno paura. E' di oggi la notizia dell'apertura di una nuova inchiesta nell'ambito del caso Ruby che il leader azzurro avrebbe commentato cosi': E' un altro segnale inequivocabile di un disegno politico preciso e studiato a tavolino, che punta a colpirmi in ogni caso. I legali Niccolo' Ghedini e Piero Longo avrebbero parlato chiaro: Silvio, una volta fuori dal Parlamento, ci sara' poco da fare per te. Il clima interno al Pdl resta molto teso e confuso. I 'falchi' e i 'lealisti' insistono per staccare la spina al governo Letta e fanno balenare una possibile vittoria alle elezioni in caso di voto a marzo, mentre le 'colombe' cercano di frenare, mettendolo in guardia dai rischi (per le aziende di famiglia e per il futuro processuale) di uno strappo. Tirato da una parte e dall'altra, Berlusconi resta in mezzo ai due fuochi, senza indicare una linea ufficiale. In assenza di decisioni, il nervosismo sale, come da copione in questi casi. I fedelissimi raccontano che il Cav ha il pensiero fisso della galera e la sua 'pancia' lo spingerebbe sempre di piu' a rompere e a ritirare i ministri pidiellini (la scusa sarebbe la legge di stabilita'), anche perche' garantendo la tenuta delle larghe intese, significherebbe garantire la sopravvivenza di chi vuole tradirlo (vale a dire le 'colombe' alla Quagliariello e alla Cicchitto). Nello stesso tempo, pero', la rottura con il governissimo, fanno notare a palazzo Grazioli, produrrebbe effetti dannosi per le azioni del gruppo Mediaset e, a cascata, per il patrimonio di famiglia. E, soprattutto, comporterebbe la perdita di ogni speranza di pacificazione giudiziaria attraverso un atto di clemenza o una forte 'moral suasion' sulle procure da parte del Colle. Il Cav ascolta tutti con diffidenza, convinto che ormai nei palazzi che contano hanno gia' preparato il suo funerale. E medita sulle prossime mosse, con un occhio al Pdl, dilaniato dalla guerra tra correnti. Stamattina l'ex premier ha visto Niccolo' Ghedini per fare il punto sul filone processuale milanese e a pranzo ha riunito la delegazione pidiellina al governo, guidata da Angelino Alfano e divisa tra chi minaccia gruppi autonomi e chi preferisce lasciare lo status quo. In queste ore, riferiscono, il pressing dei filogovernativi si sarebbe fatto piu' forte per scongiurare una crisi che, spiegano, non converrebbe a nessuno. In serata, a palazzo Grazioli torna il leader dei lealisti Raffaele Fitto. Silvio Berlusconi e' sempre piu' sfiduciato dal comportamento del Pd e del Colle e non crede all'amnistia, né all'indulto. A chi ha avuto modo di incontrarlo a palazzo Grazioli il Cavaliere avrebbe ribadito tutte le sue perplessita' sull'ipotesi che il Parlamento vari un provvedimento di clemenza che comprenda i reati per cui e' stato condannato. Il leader azzurro, raccontano, non vede spiragli neanche per la grazia, anche se i suoi emissari presso il Quirinale stanno continuando a lavorare per favorire un clima di pacificazione giudiziaria in vista del voto in Aula al Senato sulla decadenza. Berlusconi, riferiscono, sarebbe rimasto molto deluso dall'atteggiamento del Pd, che non ha fatto e non sta facendo nulla per venirmi incontro in questo momento.




