Roma, 17 ott. - (Adnkronos) - "Per il primo anno siamo fuori dall'emergenza e questa per il Paese è una notizia molto importante". Dagli Stati Uniti, Enrico Letta sottolinea ancora una volta con orgoglio il lavoro fatto dal governo sulla legge di stabilità. Con Barack Obama al fianco, al termine dell'incontro con il presidente americano alla Casa Bianca, il premier ribadisce: "Con la legge di stabilità il debito cala, il deficit cala, le tasse calano". A Roma, intanto, quasi per rispettare una curiosa nemesi americana, è il Partito democratico a non risparmiare al premier i grattacapi. Il fronte renziano infatti sceglie di rompere gli indugi per schierarsi, e non proprio in modo amichevole. Yoram Gutgeld, il guro economico di Matteo Renzi (che ieri nella sua 'Enews' non ha fatto cenno alla manovra), ha bocciato la manovra definendola così "stabile, soffice ed equilibrata che praticamente e' come se non fosse mai stata fatta, come se non esistesse". Un no senza appello: "Le intenzioni sono ottime, i titoli buoni, i numeri meno e le riforme forti non ci sono". Insomma, "il governo non ha avuto coraggio". Sull'altro fronte, sempre rigorosamente dem, è Stefano Fassina a dare pensieri. Già dalla serata di ieri, infatti, era circolata la voce di un Fassina pronto alle dimissioni. Una indiscrezione non smentita. Il vice ministro all'Economia non sarebbe contento di alcune scelte del provvedimento, ma soprattutto avrebbe lamentato lo scarso coinvolgimento nel lavoro preparatorio della legge. A palazzo Chigi, si apprende, non sarebbe arrivata alcuna formalizzazione di dimissioni o altro. Mentre chi ha seguito le dinamiche della manovra invita a guardare più in via XX settembre, e ai rapporti con Saccomanni, per trovare le origini del caso Fassina. (segue)




