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Province, il voto sotterraneo che massacra i grillini: fatti fuori da Pd, Lega e Forza Italia

Gino Coala
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Già prima che sia finito lo spoglio nelle province, il dato disastroso per i grillini, e in parte per i leghisti. Gli enti svuotati dopo la riforma Delrio del 2014 sono ormai fuori dal radar degli elettori, ma restano ancora terreno di scontro tra i partiti, visto che i presidenti provinciali e i consiglieri vengono comunque eletti con il voto degli amministratori locali. L'ultima tornata ha visto rinnovare 47 presidenti e ben 27 consigli provinciali, il risultato poco o niente rispecchia gli equilibri emersi dal voto del 4 marzo scorso. Leggi anche: Ghisleri e la crisi di governo: "Perché non ci sarà ora" Sono elezioni alle quali il M5s da tempo ha deciso di non partecipare, rinunciando a presentare propri candidati e scegliendo addirittura di non votare, come riporta il Fatto quotidiano. Così lo scontro si riduce tutto tra centrodestra e centrosinistra, come ai tempi della Seconda Repubblica. E nonostante la crisi, per esempio, il Pd può ancora aspirare a raccattare qualche poltrona, per esempio in Toscana dove ancora conserva la maggioranza dei comuni.

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