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Sondaggio Ipsos, Matteo Salvini e la Lega come la Dc dei tempi d'oro: altro che Silvio Berlusconi

Davide Locano
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«Stamattina mi ha chiamato un giornalista chiedendomi di commentare un sondaggio che dà la Lega al 36%. Possono darmi anche al 92%, ma se io firmo un accordo non cambio idea, faccio di tutto per portare a termine l' impegno preso». Contiene l'entusiasmo Matteo Salvini, ma il sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera non lascia spazio a interpretazioni: i numeri del Carroccio sono da capogiro e persino l' indice di gradimento del suo leader è aumentato di ben due punti (da 58 a 60). Nonostante le quotidiane accuse di detrattori più o meno improvvisati che lo dipingono come un «pericoloso estremista», il ministro dell' Interno è dunque percepito come "moderato", un vero leader nazional-popolare che attrae consensi trasversali. Convince gli imprenditori, la parte produttiva del Paese e le partite Iva, elettorato negli ultimi anni fedele a Silvio Berlusconi, ma piace anche ai ceti più popolari, alle donne e ai pensionati, anche questi appannaggio un tempo di Forza Italia. Se si escludono le percentuali bulgare della Democrazia Cristiana, dal dopoguerra a Tangentopoli partito con la maggioranza assoluta di votanti, che da sola raggiunse il 48,9% del 1948 per poi stabilizzarsi intorno al 38/39 per cento tra il 1963 e il 1983, declinando appena (34,7%) nel 1987 prima del grande tracollo dei primi anni '90, la Lega ha decisamente il più alto consenso, seppur virtuale, fra le formazioni politiche oggi in campo. Leggi anche: Immigrazione, piano-Africa: l'ultima bomba di Salvini Neanche Forza Italia, oggi stimata all'8%, ha mai raggiunto il 36,6%: nelle quattro prove elettorali a cui ha preso parte da sola ha oscillato tra il 20,6% (1996) e il 29,43% (2001). Percentuali simili a quelle targate Dc e alle stime di Pagnoncelli, vennero sì raggiunte al suo esordio nelle elezioni politiche italiane del 2008 dal PdL, che risultò il partito più votato con il 37,4% delle preferenze, ma era una formazione frutto dell' unione di due partiti: FI e Alleanza Nazionale. Con il suo alleato di governo, il Movimento 5 Stelle, in caduta libera (quasi 10 punti sotto) al 27,7%, la Lega non ha dunque rivali. La crescita è stata costante e rispetto al voto del 4 marzo il Carroccio ha raddoppiato i consensi, affermandosi nettamente come primo partito nel Nord - fin qui nessuna sorpresa - e registrando incrementi significativi, e fino a qualche tempo fa impensabili, anche nelle regioni rosse e in molte zone del Sud. Quest'ultimo conquistato grazie al pugno duro nei confronti dell' immigrazione clandestina e della criminalità ma anche per il pragmatismo dimostrato da Salvini sulla questione dei termovalorizzatori e del reddito di cittadinanza con la proposta del sottosegretario Siri di erogarlo alle imprese per formare e assumere i disoccupati. Discorso a parte meritano le ex roccaforti di sinistra, Emilia Romagna e Toscana, dove la Lega è diventata il partito di riferimento e dove nella regione di Renzi la pasionaria Susanna Ceccardi, coordinatrice leghista e possibile candidata a governatore, è diventata il grande incubo del Pd (i dati Ipsos lo danno rovinosamente al 16.8%). A tal punto che i dirigenti locali si chiedono se per vincere nel 2020 non sia il caso di rivedere l' attuale legge elettorale, il Toscanellum. di Laura Tecce

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