(AdnKronos) - "Incredibile, continua l'inchiesta su di me: sarei un sequestratore per aver fermato in mare una nave carica di immigrati. Ora l'indagine, partita da Agrigento, passerà da Palermo a Catania... Ma chiudetela qui e lasciatemi lavorare!", aveva sbottato Salvini. Ma cosa avevano scritto i giudici del Tribunale dei ministri di Palermo nel provvedimento inviato a Catania e di cui, finora, erano emersi solo alcuni stralci? "Secondo la ricostruzione del fatto è inconfutabile - scrivono i giudici palermitani nel documento rintracciato dall'Adnkronos - che le unità navali italiane hanno compiuto una attività di soccorso e salvataggio in sostituzione delle autorità maltesi, sulle quali gravava il dovere primario di intervenire, non soltanto nella formale qualità di titolare del coordinamento assunta il giorno prima, ma soprattutto perché la fase di allarme di pericolo si è verificata ed è stata dichiarata nell'area Sar di sua pertinenza". I giudici non risparmiano dure critiche alle autorità maltesi. "Dalle prove acquisite - dice il Tribunale dei ministri di Palermo - risulta chiaro che il comportamento illecito e gravemente irresponsabile dell'autorità maltese non è dipeso da motivi tecnici o da impossibilità oggettive di operare, ma dall'intenzionale proposito di spingere forzosamente il barcone nelle acque italiane per scaricare sullo Stato italiano la responsabilità primaria dell'evento". "Può quindi affermarsi in tale contesto di plurime violazioni delle convenzioni internazionali che soltanto la tempestività e la professionalità delle autorità marittime italiane hanno consentito di scongiurare un disastro umano che avrebbe portato al naufragio certo di 190 persone". Nel provvedimento vengono, quindi, inseriti messaggi whatsapp scambiati tra il capo di gabinetto del ministro dell'Interno e l'ammiraglio della Guardia costiera fin dalla mattina del 16 agosto. "La diatriba si è prolungata anche nella giornata del 17 agosto - scrive il Tribunale dei ministri - con scambio di email tra le due autorità marittime contrapposte, finché in serata il Ministero delle Infrastrutture ha inviato due diverse richieste di Pos (Place of safety): richiesta di Pos italiano, e richiesta di Pos maltese, per l'ennesima volta diffidata all'adempimento dei propri doveri". Tra il 18 e il 19 agosto si è verificato uno "stallo procedurale" "avendo i vertici della Guardia costiera ritenuto di dovere concedere a Malta un ultimo spatium deliberandi per la definizione della vicenda", dice il tribunale dei ministri. L'attesa di risposta da parte della Valletta "si è prolungata e in quel lasso di tempo si è dato l'ordine di spostare la nave in direzione Pozzallo, in attesa di risposta maltese". Ipotesi accantonata il 20 agosto quando "visto il persistente silenzio di Rcc Malta - scrivono i giudici - si è deciso di fare ormeggiare la nave a Catania con il concerto del ministro Toninelli".




